Acqua con residui di medicinali: tossica per la salute

Acqua con residui di medicinali è molto tossica per la salute. Viene immagazzinata nei crostacei e si va ad accumularsi nel corpo dei crostacei.

Secondo alcuni ricercatori dell’Istituto federale svizzero Eawag, l’acqua con residui di medicinali è tossica per la salute; è stato scoperto che la sostanza dei medicinali viene assorbita e convertita in una sostanza molto pericolosa e ancora più tossica.

Acqua tossica per la salute con residui di medicinali

L’Istituto svizzero ha messo in guardia un fenomeno che si sta verificando, tossico e quindi pericoloso, di residui di un medicinale, già velenoso per i pesci, da parte di un crostaceo. Questo fenomeno ha bisogno di studi più approfonditi e, se confermati, mostreranno un grande rischio per la salute di tutti.

L’oggetto è la degradazione contenuta in farmaci antinfiammatori della sostanza attiva del Diclofenac. Praticamente l’umano la espelle interamente e intatta e questa, di conseguenza, passa tra gli impianti di depurazione, va a finire in laghi e fiumi e si accumula.

A parte il Diclofenac, anche altri medicinali vengono scaricati nelle acque, risultando poi molto pericolosi, presentando pericoli per fegato, reni e branchie dei pesci. Un altro studio ha voluto portare a dimostrazione che un elemento del genere è già pericoloso di per se, ma un prodotto del genere, trasformato nella sostanza attiva, diventa ancora più pericoloso e può nuocere gravemente alla salute.

Gli scienziati hanno voluto fare delle prove e hanno voluto sottoporre due crostacei ad un esperimento: sono stati esposti per 24 ore in laboratorio a concentrazioni di Diclofanec anche più alte di quelle che si trovano nell’ambiente. Osservando l’andamento si è potuto scoprire che i crostacei hanno generato, nella sostanza a cui erano stati sottoposti, una tossicità di gran lunga superiore.

Questa sostanza va ad accumularsi nei corpi dei crostacei, per poi passare lungo la catena alimentare, e questo fenomeno preoccupa molto gli scienziati. La soluzione per evitare tutto questo sarebbe quello di includere negli impianti di depurazione un quarto stadio di trattamento, per poter eliminare queste sostanze.


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