100 euro in più in busta paga per chi ha continuato a lavorare durante il Coronavirus: a chi spetta il bonus?

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17/03/2020

Bonus di 100 euro in più in busta paga a marzo per chi ha continuato a lavorare nella propria sede di lavoro: vediamo a chi spetta ed in che misura.

100 euro in più in busta paga per chi ha continuato a lavorare durante il Coronavirus: a chi spetta il bonus?

Nella giornata di ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Cura Italia stanziando 25 miliardi di euro per aiutare l’economia nazionale, le famiglie in difficoltà a causa delle ristrettezze imposte dalla quarantena, ma anche i lavoratori del settore pubblico e privato.

100 euro in busta paga

 Tra le diverse misure messe in campo (ricordiamo il voucher baby sitter per i genitori che lavorano e hanno figli a casa a causa della chiusura delle scuole, l’indennità per i lavoratori autonomi, la cassa integrazione) è stato previsto anche un bonus per coloro che non hanno potuto fruire dello smart working, consigliato dai decreti precedenti.

Il bonus in questione consiste in 100 euro in più in busta paga per i lavoratori che nel mese di marzo hanno continuato a lavorare nella sede di lavoro non potendo fruire dello smart working. Il bonus sarà riconosciuto solo a chi ha redditi da lavoro dipendente, sia pubblico che privato, pari o inferiore ai 40mila euro annui. Il bonus spetterà anche a chi nel mese di marzo ha svolto lavoro in sede solo per un determinato periodo, ma rapportato ai giorni di lavoro effettivamente svolti in sede di lavoro (e non a casa).

Dal provvedimento, al momento, sembrerebbero esclusi coloro che percepiscono redditi assimilati come, ad esempio, stagisti, collaboratori visto che la misura si riferisce all’articolo 49, comma 1 del TUIR che riguarda, appunto, solo i redditi da lavoro dipendente.

Il Decreto Cura Italia prevede che il bonus in questione sia corrisposto solo per la mensilità del mese di marzo. Ma il provvedimento appare abbastanza nebuloso.

Nel testo, infatti, si fa riferimento ai lavoratori che hanno svolto il lavoro nella propria sede e sembrerebbero esclusi dal provvedimento (anche se appare molto ingiusto) i lavoratori che prestano il proprio lavoro al di fuori della sede di lavoro, ma non in smart working (si pensi ai tecnici che sono costretti, nonostante il pericolo contagio, a girare nelle varia aziende, si pensi ai trasportatori, si pensi ai lavoratori delle ditte di pulizie, solo per fare alcuni esempi).


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Non è ancora dato sapere se la formulazione definitiva del decreto rimanga questa, ma se dovesse restare immutata, ovviamente, ci sarà bisogno di ulteriori chiarimenti.