A che età vanno in pensione i baby lavoratori?

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18/10/2019

I lavoratori precoci, o baby lavoratori, a quale età possono accedere alla pensione? Vediamo cosa prevede la normativa vigente.

A che età vanno in pensione i baby lavoratori?

Come abbiamo più volte detto per accedere alla pensione anticipata i lavoratori precoci hanno un canale privilegiato rappresentato dalla quota 41. Alla misura, però, non possono accedere tutti i lavoratori precoci, ma soltanto quelli che appartengono alle categorie tutelate. Qual è  l’età di pensionamento per i baby lavoratori, quindi?

Pensione per baby lavoratori

Un nostro lettore ci chiede:

Volevo chiedere per i lavoratori precoci a quanti anni devono arrivare per chiudere?  Solo sapere l’età pensionistica per i baby lavoratori

I lavoratori precoci sono coloro che possono vantare almeno 12 mesi di contribuzione derivante da lavoro effettivo versata prima del compimento dei 19 anni di età. Si parla quindi di lavoratori che hanno iniziato la propria attività in età molto giovane e proprio per questo definiti “baby lavoratori”.

Per i lavoratori precoci non è fissata un’età limite cui accedere alla pensione, il requisito di pensionamento richiesto, infatti, è soltanto quello contributivo.

Per i lavoratori precoci che riescono ad accedere alla pensione con la quota 41 (perchè rientrano nelle categorie di disoccupati, invalidi, caregiver, usuranti e gravosi) il requisito richiesto, indipendentemente dall’età, è di 41 anni di contributi. Se una persona, quindi, rientra nella quota 41 ed ha iniziato a lavorare a 15 anni, a 56 anni di età può accedere al pensionamento.

Per i lavoratori precoci che non rientrano nella quota 41, invece, resta l’alternativa di pensionamento data dalla pensione anticipata ordinaria che, sempre indipendentemente dall’età anagrafica, richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni  e 10 mesi di contributi per le donne.

Non esiste, di conseguenza, un’età pensionistica per i baby lavoratori ma resta inteso che per loro non è conveniente accedere a forme previdenziali che fissano come paletto d’ingresso un’età anagrafica minima, come ad esempio la quota 100.