Amazon e lavoratori: ecco cosa è successo

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18/09/2018

Lavorare per Amazon, non è semplice, i lavoratori hanno manifestato il loro malcontento in varie situazioni, ecco cosa è successo e perchè…

Amazon e lavoratori: ecco cosa è successo

Quante volte abbiamo acquistato sul sito Amazon? magari anche usufruendo dell’abbonamento Prime che accorcia i tempi di consegna? sicuramente molti di noi, ma pochi conoscono le storie degli “interni” ovvero dei dipendenti che lavorano sul campo per il colosso americano. Prima di indagare sulle rivelazioni dei vari dipendenti è importante capire cos’è Amazon e la sua storia.

Che cos’è Amazon?

Amazon viene fondata da Jeff Bezos  nel 1994 nello stato di Washington in USA ed inizia la sua attività operativa nel 1995, inizialmente come libreria online  imponendosi una crescita aziendale lenta e costante rispetto alle concorrenti del settore. Questa strategia viene ripagata verso la fine degli anni 90 quando  durante la crisi e la successiva esplosione della bolla delle “dot-com” moltissime aziende del settore fallirono ma Amazon, non solo resiste ma aumenta il proprio bacino commerciale. Successivamente Amazon sfrutta questo successo per operare una strategia di diversificazione acquisendo piccole aziende o creando nuove collaborazioni e partnership.

Turni massacranti e molto altro: le testimonianze

Il sito Businessinsider ha raccolto una serie di testimonianze di ex addetti ai lavori che denunciano condizioni di lavoro al limite della tollerabilità. Come il caso di Zachariah Vargas, corriere che lavora per una società terza in partnership con Amazon il quale ha raccontato che durante un suo turno di lavoro, mentre stava consegnando un pacco si è chiuso accidentalmente la portiera sulla mano colpendo il medio e l’anulare. Il sangue usciva copioso e dopo una prima blanda medicazione ha capito che le ferite fossero più profonde. Preso dal panico ha chiamato il suo supervisore che ha risposto in maniera fredda e distaccata chiedendogli piuttosto quanti pacchetti avesse consegnato, un altro supervisore invece gli avrebbe suggerito, dopo aver consegnato il pacco previsto, di chiedere un cerotto al cliente e di continuare il suo giro. Quando Vargas avrebbe deciso invece di tornare indietro al deposito, al ritorno il suo supervisore l’avrebbe preso in giro poi di andare in ospedale per provare che fosse realmente ferito, ma poichè era sprovvisto dell’assicurazione sanitaria, rinunciò e dopo poco lasciò il lavoro.


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In USA Amazon si serve sia delle principali ditte di spedizioni, sia di quelle minori. Ma la situazione sembra essere alquanto dura dove ogni autista deve consegnare 250-300 pacchi al giorno in un determinato tempo stabilito, situazione che genera forte stress e disagio. Una voce fuori dal coro proviene da Jim Blanchard, rappresentante di Courier Distribution Systems e DeliverOL  che ha affermato “i pacchi consegnati per Amazon hanno spinto molti americani fuori dalla soglia di povertà poichè assumono dipendenti non qualificati”.

Quattro conducenti di compagnie diverse hanno però affermato che l’offerta di lavoro era stata presentata male e che le iniziali promesse erano state disattese, altri hanno dichiarato di non essere stati retribuiti per i turni straordinari che avevano fatto, altri ancora hanno denunciato favoritismi e comportamenti minatori volti a migliorare la produttività e celerità del servizio. Tantissime altre storie sono state raccontati da “insider” ma una cosa è sicura, per soddisfare la grandissima richiesta vengono meno a volte i più basilari diritti lavorativi. E’ questo il business che la società moderna auspica e decanta?

Pacco Amazon con droga