Apple “brucia” $420 miliardi in 3 mesi, preoccupa l’iPhone in Cina

Vi ricordate la notizia di Apple come prima società quotata in borsa a capitalizzare 1.000 miliardi di dollari nel mondo? Parliamo di poco più di 3 mesi fa e successivamente un’azione di Cupertino arrivò a costare 242 dollari, portando l’intera capitalizzazione a quota 1.100 miliardi nel giorno in cui il Dow Jones segnava l’ennesimo record […]

Vi ricordate la notizia di Apple come prima società quotata in borsa a capitalizzare 1.000 miliardi di dollari nel mondo? Parliamo di poco più di 3 mesi fa e successivamente un’azione di Cupertino arrivò a costare 242 dollari, portando l’intera capitalizzazione a quota 1.100 miliardi nel giorno in cui il Dow Jones segnava l’ennesimo record storico sotto la presidenza Trump. Oggi, la stessa mela morsicata di dollari ne vale 682,4 miliardi, qualcosa come quasi 420 in meno rispetto al picco massimo di 90 giorni prima. Il titolo in queste ore perde oltre il 9% sul profit warning lanciato da Apple con riguardo all’ultimo trimestre dello scorso anno, il primo dell’esercizio. La causa degli utili probabilmente molto inferiori alle attese si chiama Cina. La seconda economia mondiale sta rallentando i ritmi di crescita e in più crea problemi per via delle tensioni commerciali con gli USA sui dazi dell’amministrazione Trump.

I due terzi del fatturato derivano dalla vendita di iPhone e questa eccessiva dipendenza da un unico prodotto, se già destava preoccupazioni negli anni del boom, adesso inizia a scatenare reali inquietudini tra gli azionisti. La Cina rappresenta il 15% del fatturato di Apple e per questo non può che far male l’eventuale escalation commerciale tra Pechino e Washington. Il governo cinese ha da sempre minacciato ritorsioni proprio contro la società di Tim Cook, al fine di dissuadere il presidente Donald Trump dall’imporre nuove tariffe doganali sulle merci importate dall’economia asiatica.

A questo punto, decisivo per le sorti a breve delle azioni Apple si rivelerebbe il report di domani sul numero dei posti di lavoro creati negli USA a dicembre all’infuori del comparto agricolo (“non farm payrolls”). Secondo la previsione odierna di ADP, i nuovi occupati sarebbero stati 271.000, il dato più alto dal febbraio 2017 e decisamente al di sopra delle stime degli analisti. Se questi numeri fossero confermati, quanto meno Apple, così come altri colossi quotati a Wall Street, riprenderebbero fiato sull’allontanamento dei timori di una recessione non lontana negli USA, prima economia mondiale. Vero è anche, però, che un dato superiore alle attese farebbe temere un atteggiamento ancora restrittivo della Fed sui tassi, cosa che spegnerebbe gli entusiasmi di quante a New York avrebbero in serbo di puntare sul “buyback” per sostenere i rispettivi titoli. Ed Apple sarebbe una di queste.