Arriva il risparmiometro, quando scattano i controlli del Fisco?

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18/07/2020

Il Risparmiometro è lo strumento con cui il Fisco ci controlla: ecco come funziona e quando scattano gli eventuali controlli.

Arriva il risparmiometro, quando scattano i controlli del Fisco?

Dal 1 luglio, con l’entrata in vigore dell’abbassamento del limite di utilizzo dei contanti si è tornato a parlare di eventuali controlli da parte del Fisco e dell’Agenzia delle Entrate sui movimenti dei conti correnti degli italiani.

Risparmiometro, quando scattano i controlli?

Uno degli strumenti che il Fisco italiano ha a sua disposizione è il risparmiometro che potrebbe far emergere eventuali discrepanze tra entrate e uscite dei cittadini.

Ma come funziona lo strumento e cosa fa effettivamente?

Per ogni titolare di conto corrente, conti deposito, investimenti in azioni e obbligazioni e anche libretti di risparmio, il risparmiometro incrocia i i movimento dei rapporti finanziari con i redditi dichiarati dai contribuenti. Insomma lo strumento calcola se i risparmi del cittadino sono congruenti con le entrate dichiarate.

Se la differenza tra risparmio effettivo ed entrate del cittadino è troppo alta scattano gli eventuali controlli da parte del Fisco.

Quali sono i rapporti finanziari di cui il risparmiometro tiene conto?

Il risparmiometro tiene sott’occhio:

  • Conti Correnti
  • Conti Deposito
  • Investimenti in azioni
  • Detenzione di obbligazioni
  • Prodotti finanziari in portafoglio

L’algoritmo del risparmiometro tiene sotto controllo tutti i movimenti bancari incrociandoli con i redditi dichiarati dal contribuente monitorando prelievi, versamenti, bonifici, acquisti di auto, moto, viaggi, mobili, elettrodomestici, immobili. Ovviamente se i movimenti e le spese sono superiori ai redditi di chiarati questo crea una discrepanza nell’algoritmo che fa scattare il campanello d’allarme del Fisco.

Con i dati a sua disposizione, infatti, l’algoritmo riesce a calcolare il reddito potenziale del contribuente e quest’ultimo viene poi confrontato con il reddito dichiarato.

Appare chiaro che se il reddito potenziale si discosta di molto dal reddito dichiarato (se lo scarto supera il 20%) scattano i controlli del Fisco e a quel punto è onere del contribuente dimostrare da dove proviene il denaro maggiore con cui ha effettuato movimenti, investimenti ed acquisti.

In ogni caso, però, in caso di movimenti anomali sul conto corrente che superino  la soglia di 5mila euro (ad esempio versamento di 5mila euro in contanti di dubbia provenienze) i controlli del Fisco scattano indipendentemente dallo scarto registrato dal risparmiometro. Attenzione, quindi, alla soglia dei 5mila euro se si vogliono evitare beghe con il Fisco.