Assegno di mantenimento: il genitore può chiedere la revoca? Le novità

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25/07/2019

Assegno di mantenimento: un genitore può far richiesta di revoca, solo quando il figlio è economicamente indipendente. Ecco le novità

Assegno di mantenimento: il genitore può chiedere la revoca? Le novità

Molti genitori non sanno quando finisce l’obbligo di mantenere i figli. Finisce solo quando i figli raggiungono una serenità economica? Spesso un figlio inizia a lavorare con contratto part-time e guadagna poco, ma c’è la prospettiva di poter far carriera. In questo modo lo stipendio diventerà più consistente e il figlio avrà raggiunto una serenità economica.  In questo frattempo, il genitore non sa se può smettere il mantenimento. Questo problema si fa più sentire quando c’è una situazione in cui i genitori sono separati e il padre versa l’assegno di mantenimento. Il padre può ritenere che ormai sia tempo di concludere con il versamento, perché ormai il figlio è cresciuto e si può mantenere da solo. Anche sé lo stipendio è ancora basso, dovrà fare dei sacrifici, ma tutti ne hanno fatti nella vita, quindi prima di decidere di far richiesta al tribunale per la cancellazione dell’assegno ci si pone un’ulteriore domanda: “quando un figlio si può ritenere economicamente indipendente?”.

Assegni di mantenimento: quando si può revocare

Non c’è nessuna normativa di legge che stabilisce l’età in cui si possa sospendere l’assegno di mantenimento. Anzi, l’obbligo continua anche dopo la maggiore età, fino a quando i figli non raggiungono una loro indipendenza economica. Quindi, fino a quando il figlio non riesce a trovare un lavoro che gli permette di vivere un buon tenore di vita.  Ciò a volte non è sempre possibile, non basta avere un lavoro precario che gli possa permettere di pagarsi gli studi o fare esperienza, con una retribuzione al quanto soddisfacente. In ogni modo, un genitore che vuole sospendere definitivamente il pagamento dell’assegno di mantenimento, lo può fare solo rivolgendosi al giudice e non arbitrariamente.


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Assegno di mantenimento: quando si ritiene che un figlio sia indipendente?

La Cassazione ha stabilito per i figli che hanno superato i 35 anni, i genitori possono far richiesta dell’annullamento del mantenimento, perché la Cassazione ritiene che è pigrizia e svogliatezza del figlio per questo non ha raggiunto l’indipendenza economica e non è colpa delle difficili condizioni di mercato e della disoccupazione.  Inoltre, la Cassazione con una recente sentenza ha stabilito che un figlio con un lavoro stabile da almeno due anni non ha più diritto all’assegno di mantenimento.  Questa sentenza è importante perché in modo indiretto ha stabilito la soglia di reddito al di sopra della quale il giovane, seppur con uno stipendio ridotto, può ritenersi economicamente indipendente e quindi non più legittimato a chiedere l’assegno di mantenimento.

La soglia quindi stabilita, che al di sopra di questa si ritiene che il figlio sia indipendente economicamente, è di 500 euro. Una volta raggiunta questa soglia, il padre ha tutto il diritto di richiedere la revoca dell’assegno di mantenimento.

Come abbiamo detto, non c’è una legge che fissa tale misura, ma è a interpretazione dei giudici che tiene conto di una serie di circostanze come la formazione scolastica e le aspirazioni del giovane.

Molto importante è anche l’età del figlio, come già abbiamo detto, più è grande di età e meno possibilità ha di poter richiedere, ancora, l’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento: cosa deve provare il genitore per poter far richiesta di revoca?

Sarà, comunque, sempre il genitore a dover dare la prova della effettiva e stabile autosufficienza economica del figlio. Oppure della sua responsabilità per la mancanza di un’occupazione che lo renda indipendente. Un genitore ha l’obbligo di mantenere i propri figli anche oltre la maggiore età, per assicurare a quest’ultimi la possibilità di completare il percorso formativo prescelto e di acquisire la capacità lavorativa necessaria a rendersi autosufficiente.


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Il genitore, quindi alla conclusione del percorso formativo del figlio, può far presente la capacità lavorativa dello stesso e l’esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia spendibile. A questo punto è il figlio che deve dimostrare che la mancata occupazione dipende da fattori estranei alla sua responsabilità. Bisognerà sempre valutare una serie di fattori come: la distanza temporale dal completamento della formazione; l’età raggiunta; altri fattori che incidono sul tenore di vita del figlio che lo rendono non più dipendente dal contributo dei genitori.

L’ingresso al lavoro del figlio, anche se con uno stipendio modico, ma che preclude una prospettiva di crescita, segna la fine dell’obbligo da parte del genitore di versare l’assegno di mantenimento. Tuttavia, una perdita eventuale di lavoro del figlio non comporta la ripresa dell’obbligo del genitore a versare il mantenimento. Quindi, una volta che il figlio ha perso il diritto al mantenimento questo non si può più ripristinare.

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