Assegno di mantenimento non è rendita parassitaria e non spetta all’ex coniuge che può lavorare

Autore:
29/01/2020

Affinchè l’assegno divorzile non diventi una rendita parassitaria i giudici affermano che il mantenimento non spetta all’ex coniuge che PUO’ lavorare ma non lo fa.

Assegno di mantenimento non è rendita parassitaria e non spetta all’ex coniuge che può lavorare

Essere stati spostati con qualcuno non da il diritto di ricevere l’assegno di mantenimento a vita e l’assegno divorzile, così come specificato da una recente sentenza, quindi, non spetta ai fannulloni. Per l’ex coniuge che dopo la fine del matrimonio non si attiva nella ricerca di un lavoro l’assegno divorzile potrebbe venire meno. Vediamo le novità al riguardo.

Assegno di mantenimento all’ex coniuge

Per l’ex coniuge che non ha un lavoro ma non fa neanche nulla per trovarlo, quindi, l’assegno di mantenimento potrebbe non  spettare. A stabilirlo il Tribunale di Napoli con la sentenza numero 6861 del 27 settembre 2019. Per avere diritto all’assegno di mantenimento, infatti richiamando anche l’orientamento della Corte di Cassazione, i giudici affermano che l’ex coniuge debba dimostrare non solo di non avere mezzi economici adeguati alla sussistenza ma  anche di non avere la possibilità di procurarseli in autonomia.

La non autosufficienza economica, quindi, non deve solo esistere ma si deve anche provare che non si riesce ad uscirne poichè l’ex coniuge che percepisce l’assegno di mantenimento deve attivarsi nella ricerca di un’occupazione che garantisca un reddito.


Leggi anche: Come i conti correnti online stanno cambiando le abitudini di spesa dei consumatori

Chi può lavorare deve farlo

I giudici napoletani lo definiscono “principio di auto responsabilità” dei coniugi che non devono, quindi, vivere alle spalle dell’ex marito o dell’ex moglie.

L’ex coniuge che può lavorare, quindi, non ha diritto all’assegno di mantenimento poichè la funzione dell’assegno divorzile è quella di assistere il coniuge privo di mezzi economici e non quella di mantenere il tenore di vita che si aveva durante il matrimonio.

Non iscriversi all’ufficio di collocamento (centri per l’impiego odierni) è uno dei motivi che potrebbe dimostrare la poca voglia che si ha di lavorare e, quindi, portare alla sospensione dell’assegno di mantenimento.

Per l’ex coniuge che dopo la fine del matrimonio rimane inerte senza impegnarsi nella ricerca di un lavoro vivendo solo dell’assegno di mantenimento,  l’assegno divorzile potrebbe non essere più un diritto, quindi.

Per chi, quindi, non è impossibilitato a lavorare ma si limita soltanto a non cercare un lavoro l’assegno divorzile, secondo i giudici, costituisce una “rendita parassitaria”.

Le foto presenti in questo articolo sono concesse in licenza a Giddy Up srl