Assegno pagato al soggetto sbagliato, chi paga i danni?

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24/05/2018

Assegno pagato ad un’altra persona, di chi è la colpa, la banca è responsabile e deve risarcire il danno?

Assegno pagato al soggetto sbagliato, chi paga i danni?

Se la banca paga un assegno ad un soggetto per un altro, chi paga i danni? Un’importante sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 12477/2018, ha stabilito che quando si paga un assegno a un soggetto che non ne è legittimato, la banca non è soggetta a responsabilità oggettiva, poiché si è in presenza di responsabilità contrattuale derivante da contratto qualificato, inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni ex art. 1173 C.C. e dal quale derivano i doveri di correttezza e buona fede.

Quindi, i giudici hanno sostenuto che non è corretto sostenere la tesi, secondo la quale, l’istituto di credito risponde del pagamento
dell’assegno non trasferibile effettuato a favore di chi non è legittimato, a prescindere da una valutazione sull’esistenza di una colpa sull’identificazione.

Un orientamento più rigido, riteneva che la banca è sempre responsabile se paga a un soggetto non legittimato, a prescindere da eventuali colpe sull’identificazione di quest’ultimo. Questo prevedeva che la banca doveva pagare nuovamente il creditore effettivo.

Ma la Corte ha ritenuto avvolarare la prima tesi.

Non sempre i giudici sono a favore delle banche, una recente sentenza ha salvato un’azienda dalla chiusura, vediamo cosa hanno deciso i giudici.

Banca condannata a pagare un risarcimento di 70mila euro


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Un’azienda stava per chiudere la sua attività per i troppi debiti inflitti anche dai tassi di usura e commissioni bancarie imposte dalla banca. Si è rivolta allo “Sportello dei Diritti” in quanto riteneva di aver pagato troppi interessi e spese eccessive sul conto corrente, con cui era fortemente indebitata. Dopo un’attenta analisi dei conti, da parte dell’associazione è apparso sin da subito il debito illegittimo. 

Il Tribunale salentino ha ritenuto valide la tesi del titolare d’azienda riconoscendo che la banca aveva operato una capitalizzazione degli interessi non pattuita dalle parti. Effettuando il ricalcolo degli interessi in base ai criteri dell’art. 117 co. 7 lett. D) D. Lgs. n. 385/93, si accertava un saldo a favore dell’utente bancario di oltre 70mila euro.

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