Assegno sociale Inps e pensione minima 2021: cos’è, importo, come funziona e quali requisiti sono necessari

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08/12/2020

Assegno sociale Inps e pensione minima 2021: cos’è, importo, come funziona e quali requisiti sono necessari

A poche settimane dal termine del 2020 è possibile fare il punto della situazione in merito alla pensione minima e all’assegno sociale dell’Inps per il prossimo anno. Nel 2021 l’importo delle prestazioni di welfare dovrebbe restare pressoché invariato, salvo alcuni piccoli aumenti che non avranno comunque un impatto determinante sull’entità delle erogazioni. L’aggiornamento ai dati forniti dall’Istat per l’inflazione resta infatti fortemente condizionato dalla crisi del coronavirus.

L’emergenza sanitaria ed economica ha mantenuto il livello generale dei prezzi pressoché fermo, pertanto il tasso di rivalutazione è stimato attorno allo zero, se non negativo. Fortunatamente, qualora dovesse venire confermato il segno meno, le prestazioni sociali non verranno comunque ritoccate al ribasso. Nel corso del 2021 resteranno inoltre identici anche i requisiti di accesso alle misure. Facciamo quindi il punto della situazione sia rispetto agli adeguamenti di queste particolari tipologie di assegni, sia per quanto concerne i vincoli di accesso alle prestazioni.


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Pensioni alla minima e assegni sociali: ecco perché nel 2021 gli importi dovrebbero restare fermi

Come già anticipato, dal punto di vista pratico l’adeguamento degli assegni sociali e delle pensioni minime dipende dall’inflazione. Il dato viene monitorato e calcolato dai tecnici dell’Istat. A causa della pandemia in corso, l’ente di ricerca non ha rilevato alcuna crescita dei prezzi di beni e servizi. Per questo motivo, gli assegni non saranno integrati al rialzo.

Sulla base del meccanismo appena esposto, la stima della pensione minima nel corso del 2021 dovrebbe restare ferma attorno a 6702 euro. Il dato si riferisce all’importo del 2020 e sarà oggetto di un’integrazione relativa al conguaglio dell’anno precedente dello 0,1%. Questo perché il tasso definitivo di adeguamento stimato per l’anno in corso è dello 0,5%, contro le stime precedenti dello 0,4%.

Il trattamento minimo nel 2021 passa quindi a 515,57 euro al mese. Discorso simile per l’assegno sociale, che varia dagli attuali 459,83 euro per salire a 460,27 euro al mese. Come già anticipato, l’impatto per i percettori dei due benefici di welfare sarà comunque molto lieve anche prendendo come riferimento l’importo complessivo annuo.


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Assegno sociale 2021: requisiti e importo

L’assegno sociale rappresenta una prestazione assistenziale importante per il nostro sistema di welfare. Si tratta di un sostegno economico fornito direttamente dall’Inps in favore delle persone che hanno raggiunto il requisito anagrafico della pensione, ma che non hanno effettuato versamenti sufficienti a ottenere un assegno di natura previdenziale. 

Per questo motivo, l’assegno sociale prescinde da qualsiasi anzianità nei versamenti effettuati presso l’Inps. Gli unici parametri essenziali riguardano quindi l’età anagrafica e la situazione reddituale dei richiedenti. In questo senso, hanno un impatto fondamentale i redditi di cui beneficia il potenziale ricevente. Questo perché l’assegno punta a garantire la sopravvivenza della persona e i suoi bisogni essenziali.

I vincoli di maturazione prevedono il raggiungimento dei 67 anni dal punto di vista anagrafico, oltre alla residenza in Italia per almeno 10 anni. È necessario inoltre rispettare i limiti di redditto annuali. Per un soggetto non coniugato si tratta di 5977,79 euro. La cifra sale a 11955,58 euro in presenza di un coniuge. Gli importi aggiornati al 2021 dovranno essere confermati da un’apposita circolare dell’Inps.

Pensione minima e integrazione: quali pensionati ne hanno diritto

Per quanto concerne l’integrazione al minimo, si tratta di una prestazione di welfare che l’ente pubblico di previdenza garantisce in favore di chi ha un assegno molto basso. L’opzione è valida per tutti coloro che rientrano nel sistema di calcolo retributivo o misto, mentre sono escluse le pensioni calcolato con il contributivo puro. 

Per poter beneficiare del trattamento minimo occorre non superare il reddito annuo di 6702,54 euro. Si ha invece diritto a una integrazione parziale fino a un reddito complessivo di 13405,08 euro. In caso di persone coniugate, il reddito (di entrambi) sale a 20107,62 euro, mentre il reddito del singolo pensionato deve restare entro 6702,54 euro. Si ha invece diritto all’integrazione parziale fino a un reddito complessivo di entrambi i coniugi di 26810,16 euro, con un reddito personale del pensionato non superiore a 13405,08 euro.

Tra i redditi che comportano il raggiungimento delle soglie bisogna escludere il reddito della casa di abitazione, il TFR o TFS e le relative anticipazioni, i redditi soggetti a tassazione separata e i redditi esenti da Irpef (come nel caso delle pensioni di guerra o delle rendite Inail).