Assistenza anziani e disabili, in tempo di coronavirus, chi paga le cure?

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01/04/2020

Chi paga le cure per l’assistenza anziani e disabili non autosufficienti? Chi interviene se l’anziano è disabile o non dispone di un sostentamento economico? Chi tutela gli anziani e disabili in caso di necessità?

Assistenza anziani e disabili, in tempo di coronavirus, chi paga le cure?

L’assistenza agli anziani e disabili resta sempre un tema molto delicato, specie in questo triste periodo dovuto all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Gli anziani rappresentano la fonte di ricchezza, perdendo loro perdiamo importanti risorse. Smarriamo quelle capacità che valorizzano la società odierna. In questo calderone di paura e d’incertezze per il futuro, in tanti si chiedono chi paga le cure di una persona anziana e disabili non autosufficiente? Chi interviene se l’anziano è disabile o non dispone di un sostentamento economico? Chi tutela gli anziani e disabili in caso di necessità?

Una normativa stabilisce che gli anziani non autosufficienti debbano essere presi in carico dal SSN (Servizio sanitario nazionale), al fine di ricevere tutte le prestazioni socio assistenziali di cui necessitano. La responsabilità viene coordinata attraverso le normative predisposte da Regioni, Comuni e Asl. Resta un nodo cruciale e, riguarda parte della quota sanitaria assistenziale. Necessaria per pagare i costi per la copertura dei pasti, posti letto e così via. E, qui la domanda legittima: Chi paga nel caso di anziani e disabili non autosufficienti?

Nel caso in cui l’anziano non dispone del denaro necessario per coprire parte della retta, dovrebbero subentrare i parenti stretti (figli, nipoti ecc.). Ma, sempre se dispongono delle risorse necessarie per supportare le rate. Viceversa, dovrebbe subentrare l’ente pubblico (Regione, Comune o Asl).


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Assistenza anziani e disabili non autosufficienti: chi paga il ricovero?

In primo luogo è necessario che i servizi sociali del Comune di appartenenza dell’anziano siano a conoscenza dello stato d’indigenza. La comunicazione contenente i dati della dichiarazione Isee da presentare ai sevizi sociali può essere fornita dall’anziano, dai familiari o anche nel momento del ricovero dal personale sanitario.

Successivamente la domanda con in allegato la documentazione resa ai servizi sociali, sarà vagliata da una commissione. La quale, avrà il compito di quantificare il grado di non autosufficienza da attribuire all’anziano. Al fine di pianificare il piano terapeutico di cui necessità, comprensivo di ricovero in mancanza di assistenza familiare. Per quest’ultima circostanza è possibile che la commissione, opti per l’avvio di un progetto di assistenza domiciliare o disponga la frequenza in un apposito centro.

Nel caso in cui, la commissione disponga la permanenza dell’anziano in una residenza sanitaria assistenziale (Rsa), più conosciuta come casa di riposo. A questo punto, il Comune esegue i conteggi di ripartizione delle spese. In sostanza, quantifica la quota a carico del paziente e fissa la parte che deve versare l’ente pubblico.

Cosa incide sulla quota per la Rsa?

In sostanza, il Comune si occupa di spartire la quota della retta composta da:

– contributo di circa il 50% per le spese sanitaria a carico del SSN;

– contributo alberghiero che comprende il vitto e alloggio. La cui quota viene suddivisa a carico del Comune e dell’anziano in base del reddito Isee.

In sostanza, nel caso degli anziani non autosufficienti, la parte che compete al SSN diventa più corposa. Di conseguenza quella a carico del Comune e dell’anziano diminuisce. Tuttavia, se l’anziano ricoverato versa in uno stato d’indigenza, la quota a suo carico viene coperta dall’ente pubblico di residenza.


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