Blocco quinquennale del decreto scuola: incostituzionale?

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30/12/2019

Il decreto scuola appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha profili di incostituzionalità, vediamo quali.

Blocco quinquennale del decreto scuola: incostituzionale?

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto scuola si scatenano le prime polemiche per profili di incostituzionalità che potrebbero essere sottolineati dalla Consulta. Il testo, infatti, introduce un vincolo di 5 anni dalla nomina in ruolo (sia per trasferimento che per assegnazione provvisoria). Tale vincolo, si fa notare,  nega in maniera arbitraria non solo i diritti dei lavoratori ma anche la tutela della genitorialità impedendo, di fatto per 5 anni, il ricongiungimento familiare.

Incostituzionalità vincolo quinquennale

Il diritto alla genitorialità e il ricongiungimento familiare sono diritti riconosciuti dalla Costituzione italiana e regolati dalla legge 151/2001. Le assegnazioni provvisorie, di fatto assolvendo a quanto stabilito dalla legge 151/2001, permettono al personale scolastico di prestare servizio per la durata di 1 anno in un’istituzione scolastica più vicina a quella di un familiare, sia esso il coniuge, il convivente, un figlio ma anche un genitore.

Il decreto scuola recentemente approvato, invece, andando a riscrivere l’articolo 399, al comma 3 del TU del Decreto legislativo numero 297 del 1994,  prevede un vincolo quinquennale. Il personale entrato in ruolo, quindi, solo dopo 5 anni di effettivo servizio può richiedere trasferimento o assegnazione provvisoria (il blocco si applica solo a coloro che sono stati immessi in ruolo da meno di 5 anni). Il MIUR non riconoscerà neanche il diritto all’assegnazione temporanea, istituto di cui possono fruire tutti i dipendenti della pubblica amministrazione .


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Si ricorda che a tal proposito la legge 151 già citata prevede all’articolo 42 bis che il lavoratore genitore di figli con età compresa tra 0 e 3 anni ha diritto a richiedere per un periodo non superiore a 3 anni, di svolgere la propria attività lavorativa  in una sede che si trovi nella stessa provincia o nella stessa regione (subordinatamente all’esistisenza di un posto disponibile e previo consenso dell’amministrazione di appartenenza) nella quale lavora l’altro genitore.

Già in passato il MIUR, per il mancato riconoscimento dell’assegnazione temporanea, è stato oggetto di contenziosi nel corso dei quali i tribunali italiani hanno sancito il diritto a favore degli insegnanti con figli con età inferiore ai 3 anni.

Ora, con il decreto scuola, oltre alla già attuata negazione dell’assegnazione temporanea, si nega anche quella provvisoria. Nel decreto, inoltre, si stabilisce che il vincolo quinquennale non potrà essere derogato neanche con contratti nazionali sulla mobilità