Bonus 600 euro e discriminazione invalidi: spetta solo ai lavoratori ‘sani’

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20/04/2020

La discriminazione dei lavoratori invalidi nella percezione del bonus 600 euro previsto dal Decreto Cura Italia.

Bonus 600 euro e discriminazione invalidi: spetta solo ai lavoratori ‘sani’

Secondo le associazioni Fish, Uniamo, Ail, Fand e Favo il bonus di 600 euro per i professionisti presenta in sè una grandissima discriminazione nei confronti dei lavoratori “non sani”. Andiamo a spiegare perchè, visto che i lavoratori invalidi che potrebbero beneficiare del bonus non possono farlo.

Bonus 600 euro lavoratori invalidi

Il bonus da 600 euro destinato a lavoratori autonomi, liberi professionisti, partite Iva, collaboratori, stagionali, agricoli e lavoratori dello spettacolo nel decreto spetta soltanto a chi “non è titolare di pensione diretta”.

A inizio aprile Fish aveva già affrontato il probelma chiedendo chiarezza al riguardo per chi percepisce pensione di invalidità civile (assistenziale e non previdenziale poichè non calcolata sui contributi versati) e l’INPS aveva chiarito che ad essere esclusi sono soltanto coloro che sono titolari di prestazione previdenziale (calcolata, quindi, sui contributi versati) . Gli invalidi civili, i ciechi e i sordi che percepiscono  invalidità civile hanno diritto anche all’indennità di 600 euro.

Il problema, ora, si pone per i lavoratori autonomi e liberi professionisti che percepiscono assegno ordinario di invalidità quale integrazione del reddito da lavoro. Il Decreto Cura Italia stabilisce che l’indennità di 600 euro spetta per lavoratori autonomi e professionisti iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata INPS o delle Casse Professionali e, anche se il bonus spetta ai percettori di invalidità civile, non spetta in caso di assegno ordinario di invalidità (considerata come pensione in quanto calcolato sui contributi effettivamente versati).

Le associazioni che hanno sollevato il problema fanno presente che questo rappresenta una discriminazione nei confronti dei lavoratori “non sani”. Lo strumento, quindi, erogato in maniera discriminatoria penalizza i lavoratori più fragili, in quanto invalidi, .

Le associazioni Ail, Fish, Fand, Favo e Uniamo chiedono che nel decreto sia specificato che chi non ha diritto al bonus di 600 sono i titolari di pensione anticipata, di anzianità o di vecchiaia ma non i percettori di assegno ordinario di invalidità poichè per tali lavoratori l’assegno costituisce una integrazione del reddito di lavoro autonomo ridotto a causa delle minori capacità lavorative (ma anche per sostenere i costi di patologie croniche che portano all’invalidità).


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Pur essendo, quindi, l’AOI una prestazione previdenziale ha finalità molto diverse rispetto alle pensione dirette riconosciute a chi cessa la propria attività lavorativa (pensione di vecchiaia o anticipata).

Le associazioni in questione hanno inviato una lettera al Consiglio dei Ministri riassumento in essa quali dovrebbero essere i presupposti pr accedere all’indennità di 600 euro poichè “Tale orientamento applicativo – scrivono le associazioni – costituisce un inaccettabile danno in palese contraddizione con la volontà del legislatore determinata dallo stato emergenziale causato dal COVID-19 e, infine, si porrebbe in violazione dei nostri principi costituzionali (art. 3 e 38, comma 2 Costituzione).  Solo una corretta interpretazione dei combinati disposti delle norme che hanno istituito il reddito di ultima istanza che chiarisca che ad essere esclusi dal bonus sono i lavoratori “titolari di pensione di anzianità o di vecchiaia” potrebbe riportare ad equità questa distorsiva interpretazione normativa che, al momento, lascia senza sostegno ed in totale abbandono i lavoratori invalidi. Richiediamo quindi un tempestivo e dirimente intervento governativo che ponga immediato rimedio a questa palese discriminazione”.