Buoni fruttiferi postali, prescrizione: ecco quando si può contestare

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25/01/2022

Buoni fruttiferi postali, prescrizione: ecco quando si può contestare

Buoni fruttiferi postali, prescrizione entro 10 anni dalla scadenza. Ma per i risparmiatori che dovessero trovarsi a posticipare il rimborso bisognerà tenere presente alcune importanti informazioni. In tempi di tassi bassi, questi strumenti di risparmio hanno perso il proprio appeal rispetto a un tempo. Nonostante ciò, continuano a essere utilizzati sia per la loro semplicità di acquisto e funzionamento, sia perché rappresentano un investimento garantito dallo Stato.

I BPF sono infatti garantita dalla Cassa depositi e prestiti, che a sua volta fa riferimento in modo diretto al Ministero dell’economia e delle finanze. Di fatto, dal punto di vista della sicurezza, non c’è alcuna differenza tra un BFP e un BOT o un’altra obbligazione emessa dal Tesoro.

Buoni fruttiferi postali, prescrizione dopo 10 anni dalla scadenza

In aggiunta a quanto appena evidenziato, bisogna anche sottolineare che i Buoni Fruttiferi Postali garantiscono il rimborso intero del capitale in qualsiasi momento, oltre agli interessi maturati nel tempo. Il denaro investito in questi strumenti può quindi essere ritirato al bisogno, senza il timore che subisca una perdita in conto capitale. Un elemento che li differenzia dalle obbligazioni pubbliche di tipo ordinario.


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Se da un lato i buoni fruttiferi garantiscono tutti questi vantaggi, dall’altro lato l’investitore si assume però il rischio di prescrizione. Il decreto ministeriale del 19 dicembre 2000 stabilisce infatti che i diritti dei sottoscrittori di buoni fruttiferi vanno in prescrizione una volta che sono trascorsi 10 anni dalla scadenza. La procedura riguarda sia il capitale investito, sia gli eventuali interessi maturati.

Come funziona la prescrizione dei BPF

In sostanza, la legge stabilisce che i buoni fruttiferi postali maturano interessi solo fino alla scadenza. Rimandare il rimborso comporta quindi per l’investitore un costo opportunità, perché la somma ottenuta a scadenza potrebbe essere immediatamente reinvestita in nuovi buoni fruttiferi. In aggiunta a ciò, trascorsi 10 anni dalla scadenza dei BFP si perde il diritto all’incasso dell’investimento.

Una eventualità che riguarda in modo diretto i buoni acquistati allo sportello ed emessi in forma cartacea. Questo perché i BPF dematerializzati, che possono essere acquistati tramite conto BancoPosta oppure Libretto Postale, vengono incassati automaticamente alla loro scadenza naturale. Così facendo, gli investitori troveranno accreditata la cifra corrispondente al capitale e agli interessi maturati tra i movimenti del conto.

Quali sono i casi nei quali la prescrizione non si può applicare: furto e smarrimento

Rispetto al quadro generale appena evidenziato, vi sono però alcuni casi in riferimento ai quali la prescrizione non risulta valida. Si pensi, ad esempio, allo smarrimento e al furto. In tali eventualità, non risulta fisicamente possibile richiedere a Poste Italiane il rimborso del buono fruttifero (essendo stato emesso in forma cartacea). Quindi in tale eventualità la prescrizione si blocca, pertanto il periodo dei 10 anni dalla scadenza si cristallizza.


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È chiaro però che il furto o lo smarrimento devono risultare comprovati da una regolare denuncia alle Forze dell’Ordine. L’evento deve quindi essere formalmente dimostrato allo sportello postale, che altrimenti farà valere i termini della prescrizione. Un ulteriore caso è quello di alcuni buoni emessi senza adeguata informazione all’interno del FIA (Foglio informativo analitico) rispetto alla scadenza.

Nell’emissione di alcune serie, Poste Italiane non ha effettivamente segnalato nei fogli informativi la scadenza dello strumento di risparmio. E in tal caso, l’investitore può non conoscere formalmente le informazioni relative alla scadenza, potendo maturare il diritto al rimborso anche dopo la prescrizione.

Buoni fruttiferi postali dematerializzati: perché preferirli

In conclusione, se si desidera investire in BPF è sempre preferibile scegliere quelli dematerializzati. Come già anticipato in precedenza, alla loro naturale scadenza saranno gli stessi uffici di Poste Italiane a provvedere all’accredito sul libretto o sul conto postale. In aggiunta, i buoni dematerializzati non possono essere rubati o smarriti, perché risulteranno semplicemente collegati all’anagrafica del conto.

Infine, bisogna anche considerare che alcune specifiche tipologie di BFP non sono reperibili in modalità cartacea. Il risparmiatore che si rivolgerà all’investimento dematerializzato potrà quindi beneficiare di una scelta più ampia tra i diversi buoni fruttiferi, potendo così beneficiare di prodotti che meglio si adattano alle proprie esigenze di accantonamento.

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