Busta paga: cosa sono le Festività soppresse e come vengono calcolate?

Per un dipendente è importante saper leggere la propria busta paga, anche se a volte è molto complicata. Vi sono voci di difficile interpretazioni come quella ad esempio per le festività soppresse, cioè quelle festività che la legge ha abolito e vengono restituite al lavoratore sotto forma di giorni di riposo.

I giorni festivi negli anni addietro erano molto di più ed erano regolate dalla legge 269/1949, abrogate dalla legge 54/1977 e da successive disposizioni.  In realtà, le ex festività non sono state soppresse del tutto, il lavoratore ha diritto in quei giorni a permessi in più se però la festività cade in un giorno lavorativo.

Le organizzazioni sindacali hanno cercato di recuperare quei giorni di riposo per i lavoratori dipendenti attraverso i contratti collettivi nazionali di lavoro. Infatti, molti contratti collettivi prevedono, come diritto aggiuntivo rispetto alle ferie ed ai permessi retribuiti riconosciuti dalla legge, anche le festività soppresse.

Le festività soppresse: cosa sono

In un contratto collettivo di lavoro può essere delineato il diritto dei dipendenti alle cosiddette festività soppresse, cioè si garantisce ai lavoratori un numero di permessi giornalieri retribuiti corrispondente alle giornate che non sono più riconosciute festive e in cui i lavoratori devono regolarmente recarsi al lavoro.

In pratica, il lavoratore può restare a casa, sfruttando i giorni di permessi ed essendo comunque pagato come un giorno di festività.

Le festività soppresse sono riconosciute nei contratti collettivi solo in base a specifiche condizioni:

  • le ex festività devono ricorrere in giorni lavorativi, e cioè in giornate cui è prevista la normale prestazione lavorativa ordinaria per il dipendente;
  • il lavoratore abbia diritto per quei giorni all’intero trattamento economico.

Facciamo un esempio pratico: il 19 marzo, festa di San Giuseppe, era festa nazionale e dunque i dipendenti non lavoravano. Oggi, invece, è una festa soppressa ma può trasformarsi in un giorno di permesso lavorativo, se lo prevede il contratto collettivo, solo se il 19 marzo non cade in un giorno non lavorativo, ad esempio, di domenica.

Il lavoratore può anche di decidere di non assentarsi proprio nel giorna della festività soppressa ma in un altro giorno concordato con il datore di lavoro, la cosa importante è che abbia un giorno di riposo retribuito in più in base alle festività soppresse

Le festività soppresse: ecco quelle del 2018

Per il 2018 le festività soppresse che danno diritto ai giorni di permesso retribuiti sono:

  • lunedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 10 maggio – Ascensione
  • giovedì 31 maggio – Corpus Domini
  • venerdì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (festivo per il Comune di Roma)
  • domenica 04 novembre – Unità Nazionale.

Ricordiamo che per i lavoratori del comune di Roma, venerdì 29 giugno (SS. Pietro e Paolo) non è considerata festività soppressa perché nella capitale si festeggia il santo patrono, e quindi sarà considerata come giornata festiva.

festività soppresse

Cosa fare per verificare se si ha diritto alle festività soppresse?

Il dipendente nel contratto individuale di lavoro che ha firmato al momento dell’assunzione è specificato quale contratto collettivo di lavoro si applica al proprio rapporto di lavoro. Quindi il dipendente per verificare se ha diritto ai giorni di riposo per le festività soppresse deve sfogliare e leggere alla voce “permessi” le condizioni riportate.

Le festività vigenti 2018

I giorni di permesso retribuito per le festività soppresse si andranno ad aggiungere ai giorni di permesso retribuito che spettano di diritto al dipendente in quanto coincidenti con festività nazionali tuttora riconosciute dalla legge.

Le festività nazionali allo stato riconosciute in Italia sono:

  • 1 gennaio – Capodanno
  • 6 gennaio – Epifania
  • Pasqua e Pasquetta
  • 25 aprile – Anniversario della Liberazione
  • 1° maggio – Festa del Lavoro
  • 2 giugno – Festa della Repubblica
  • 15 agosto – Ferragosto/Assunzione
  • 1 novembre – Tutti i Santi
  • 8 dicembre – Immacolata Concezione
  • 25 dicembre – Natale
  • 26 dicembre – Santo Stefano

Festività soppresse: ecco come vengono retribuite

Le festività abolite vengono convertite in permessi retribuiti in busta paga, cioè il lavoratore oltre ai ROL maturati mensilmente gli verranno riconosciuti ulteriore 24 ore in più di permessi per ogni festività soppressa. Quest’anno avranno 96 ore di permessi in più in quanto le festività soppresse ne sono 4.

Nell’eventualità che il lavoratore per fine anno non goda di questi permessi, verranno retribuiti in busta paga o nel mese di dicembre o di gennaio.

Busta paga: quali sono le Festività soppresse 2018 e come vengono retribuite

Busta paga: cosa sono le Festività soppresse e come vengono calcolate? ultima modifica: 2018-10-04T07:15:34+00:00 da Maria Di Palo

Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.