Busta paga dal 1° luglio stop al pagamento in contanti, anche per le badanti? Tutte le novità

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19/06/2018

Scatta il divieto di pagare la busta paga in contanti dal 1° luglio 2018: cosa cambia per le badanti?

Busta paga dal 1° luglio stop al pagamento in contanti, anche per le badanti? Tutte le novità

Busta paga dal 1 ° luglio 2018 entrerà in vigore il divieto di pagare in contanti gli stipendi dei dipendenti, con il comma 910 della 205/2017 la cd. della legge di Bilancio 2018. Ciò è valido anche per i contratti lavorativi delle badanti?

Per quali contratti di lavoro il divieto

Dal 1° luglio 2018 non sarà più possibile pagare in contanti gli stipendi dei lavoratori con i seguenti contratti lavorativi:

  • a tempo indeterminato;
  • lavoro a tempo determinato o contratto a termine, anche part-time;
  • a tempo parziale o part-time;
  • contratto di apprendistato;
  • co.co.co;
  • lavoro intermittente o accessorio o a chiamata;
  • contratti di lavoro con soci di cooperative;
  • lavoro subordinato.

busta paga badante

Cosa cambia per le badanti e le colf?

La nuova normativa con il comma 913 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 introduce le seguenti esclusioni per il pubblico impiego e per il lavoro domestico: “Le disposizioni di cui ai commi 910 e 911 non si applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a quelli di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 339, né a quelli comunque rientranti nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale“.

Le famiglie italiane che hanno come dipendenti colf e badanti possono, quindi, continuare a pagare in contanti i loro stipendi.


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Sanzioni per i datori che non si adeguano

Per i datori di lavoro o i committenti che non rispetteranno il divieto incorreranno in sanzioni. Nel caso in cui lo stipendio venisse corrisposto con metodi di pagamento non tracciabile, il datore di lavoro incorrerà a una sanzione amministrativa pecuniaria di importo che può variare tra i 1.000 e i 5.000 euro. Importo notevolmente ridotto infatti la legge dell’On. Titti Di Salvo prevedeva una sanzione da un minimo di 5.000 a un massimo di 50.000 euro.

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