Carte revolving, interessi e rischi nascosti di questo metodo di pagamento

La carte per i pagamenti elettronici si stanno diffondendo a macchia d’olio anche in Italia negli ultimi anni, anche se ancora oggi siamo tra i paesi nel mondo avanzato con la percentuale maggiore di pagamenti effettuati in contante, i quali ammontano intorno all’80% dei volumi totali. Tra le casalinghe, in particolare, però, già dall’inizio del nuovo millennio si sono diffuse le carte revolving per la comodità garantita in tema di pagamento e per le numerose offerte propinate dalle banche, specie negli anni passati. Di cosa si tratta e perché bisogna stare attenti ai rischi che si celano dietro ad esse?

Le carte revolving sono utili per effettuare un pagamento senza impiego del contante e senza dovere sborsare alcunché nell’immediato. La banca che la emette di fatto concede un plafond massimo al cliente e variabile sulla base delle garanzie prestate dallo stesso. Quanto più esse sono solide, tanto più alta la somma concessa in prestito. La peculiarità sta nel fatto che il titolare della carta non è tenuto a rimborsare la cifra usufruita entro un dato periodo, essendo sufficiente che mensilmente paghi una percentuale prefissata (2-5%), oltre ai relativi interessi. Man mano che il capitale è stato rimborsato, il plafond disponibile viene ripristinato e diventa riutilizzabile dal cliente fino a una certa somma massima.

Facciamo un esempio per capire meglio. La signora Maria ottiene dalla Banca X una carta revolving con plafond di 2.000 euro e al tasso d’interesse del 15%, con cui effettua in data 10 maggio un acquisto di 100 euro. Le restano a disposizione 1.900 euro da spendere. Dal mese successivo, per contratto dovrà rimborsare una quota minima del 5% al mese dei 100 euro usufruiti. Al termine del primo mese, avrà corrisposto alla banca 5 euro, per cui potrà spendere in tutto i 1.900 euro rimanenti più la somma restituita a titolo di capitale. Al termine del secondo mese, sempre ipotizzando che la signora Maria non abbia speso altre cifre della somma messale a disposizione, dovrà rimborsare altri 5 euro, al netto degli interessi, potendo così spendere 1.910 euro, etc.

Comodo, vero? In effetti, bastano piccole rate mensili per continuare a utilizzare la carta revolving e fare acquisti senza sborsare subito i propri soldi. Dove sta il “trucco”? Per quanto detto sopra, le carte revolving sono a tutti gli effetti prestiti personali concessi dalle banche al cliente, il quale spesso nemmeno si rende conto di essere entrato in una spirale debitoria, dalla quale in molti casi risulta complicato uscire. In effetti, si ha la sensazione di essere esposti per la cifra massima messa a disposizione, mentre non sempre si capisce che gli acquisti effettuati a debito siano superiori, in quanto le rate rimborsate hanno automaticamente ricostituito il plafond utilizzabile. E sui debiti contratti gravano interessi relativamente molto alti, che per altre forme di prestito verrebbero considerati a tassi di usura.

Un esempio? Per il quarto trimestre 2018, le carte revolving possono applicare interessi massimi fino al 24,1% e gli interessi medi si attestano al 16,1%. Al confronto, si pensi che un prestito personale viene concesso mediamente al 9,92% e presenta un tasso massimo del 16,4%, oltre il quale scatta il reato di usura. In sostanza, con la carta revolving le banche possono addebitare al cliente costi superiori a quelli caricati per qualsiasi altra forma di prestito erogato. Non solo, ma la comodità di pagare in piccole rate si traduce essenzialmente in un allungamento del periodo di rimborso, ossia nel pagamento di interessi più alti. Una cosa sarebbe, ad esempio, rimborsare 100 euro in 3 mesi al tasso del 20%, un’altra farlo in 12 mesi. Nel primo caso, spenderò in interessi un quarto della somma che dovrò sborsare con una restituzione annuale. Occhio, quindi, a pensare che le carte revolving siano il Bengodi dello shopping. Rischiate di ritrovarvi immersi in un mare di debiti, di scadenze infinite e di interessi mostruosi.