Cassa integrazione Iscro per autonomi e partite Iva: verso un nuovo ammortizzatore sociale, ecco requisiti e info su come funziona

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18/12/2020

Cassa integrazione Iscro per autonomi e partite Iva: verso un nuovo ammortizzatore sociale, ecco requisiti e info su come funziona

Maggioranza e opposizione convergono sull’avvio di una cassa integrazione per autonomi e partite iva. Il nuovo ammortizzatore sociale si pone l’obiettivo di eliminare le disparità attualmente esistenti tra le differenti tipologie di lavoratori. Ma sullo sfondo resta evidente la necessità di garantire continuità di reddito a chi è stato duramente colpito dalla crisi. Attualmente chi svolge attività autonoma non dispone infatti di uno strumento ordinario di integrazione rispetto ai mancati guadagni.

L’emergenza coronavirus ha messo in luce l’evidente disparità di trattamento, costringendo il governo a varare una serie di interventi straordinari con i recenti decreti. Negli ultimi mesi si sono susseguite le indennità e i bonus Covid erogati dall’Inps in favore di questa specifica categoria di lavoratori. Con la legge di bilancio 2021 si punta quindi a stabilizzare i sussidi di welfare, avviando così un’importante azione di sostegno che dovrebbe continuare a restare valida per diversi anni e comunque fino a quando l’emergenza sanitaria ed economica potrà dirsi conclusa.


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Cassa integrazione per lavoratori autonomi 2021: che cos’è la Iscro e quali sono i destinatari

Viste le premesse appena evidenziate, appare chiaro che il provvedimento è destinato in favore dei lavoratori che portano avanti un’attività indipendente e che subiscono delle perdite reddituali involontarie. Tra questi casi rientrano quindi gli autonomi, i professionisti e più in generale le partite iva. Le ultime indennità straordinarie erogate in favore di questi soggetti per fare fronte alla crisi dettata dal coronavirus sono variate dalle 600 alle 1000 euro.

Si tratta però di interventi spot, che hanno dovuto attendere l’approvazione di un apposito decreto per poter diventare operativi. Al contrario, la nuova misura proposta attraverso un apposito emendamento alla legge di bilancio sarebbe disponibile in via sperimentale fino al 2023. L’opzione di tutela si chiamerebbe Iscro. Una sigla che sta per Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa.

Nuovo ammortizzatore sociale: i requisiti e quando parte

Entrando nel merito del provvedimento, occorre chiarire che non tutti i lavoratori autonomi potranno effettivamente fruire del sussidio di welfare. La nuova Iscro dovrebbe essere destinata a coprire circa 300mila lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps. Tra i vincoli per beneficiare della tutela è necessario infatti risultare iscritti da almeno 4 anni alla GS dell’ente pubblico di previdenza.


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Oltre a ciò, bisogna essere in regola con il versamento degli oneri contributivi e aver dichiarato un reddito non superiore a 8145 euro l’anno. Infine, per poter accedere al beneficio di welfare occorre dimostrare una perdita del proprio fatturato corrispondente al 50% rispetto ai tre anni precedenti. Si tratta di vincoli che evidentemente rischiano di limitare molto la platea dei potenziali beneficiari, pur considerando che la nuova cig rappresenterebbe certamente un grande passo in avanti rispetto al passato.

Cassa integrazione per autonomi: fino a 1000 euro per sei mesi

Rispetto all’entità del sussidio erogato, le ultime ipotesi parlano di un indennizzo fino a 1000 euro al mese, per un periodo massimo di sei mensilità. Complessivamente, l’ammontare dell’assegno di integrazione reddituale non potrà superare le 6515 euro. Oltre a ciò, chi usufruirà dell’assegno potrebbe essere chiamato a partecipare ad attività di formazione e riqualificazione professionale.

Il beneficio di welfare non risulta infine cumulabile con il reddito di cittadinanza e potrà essere richiesto solo una volta ogni tre anni. Quanto ricevuto non concorrerà però alla formazione del reddito e non risulterà quindi imponibile dal punto di vista fiscale. L’avvio della sperimentazione servirà ovviamente anche come dispositivo di studio per la possibile stabilizzazione definitiva della tutela di welfare, oltre che per la sua possibile estensione.