Cassa integrazione o congedo parentale: che fare?

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10/04/2020

Tante le aziende in chiusura o riduzione forzata dell’attività lavorativa, molti lavoratori che non sanno se richiedere la cassa integrazione o il congedo parentale.

Cassa integrazione o congedo parentale: che fare?

Cassa integrazione o congedo parentale, le opzioni che cambiano le tutele dell’attività lavorativa. L’emergenza sanitaria ed economica che sta vivendo il nostro Paese sta mettendo a dura prova le aziende costrette in regime di chiusura forzata o riduzione dell’attività lavorativa. Dietro le necessità degli lavoratori, ci sono da affrontare i problemi di migliaia di famiglie. Il Coronavirus ha impattato tanto sull’economia nazionale e sanitaria, quanto sul benessere delle comunità. Il un clima dove non si intravede un futuro, ma si respira solo amarezza. Tanti i lavoratori che non sanno cosa fare, se optare per la cassa integrazione o per un congedo parentale. In entrambi i casi, i lavoratori accedono alle misure previste dal decreto Cura Italia, nate al fine di fronteggiare la crisi epidemiologica da Covid-19.

Cassa integrazione: funzioni e pagamenti

Attraverso le misure previste dal Decreto Cura Italia, le aziende che hanno registrato perdite da Covid-19 possono inoltrare la domanda all’Inps per utilizzare la cassa integrazione di 9 settimane indicando in chiaro la causale Covid-19. Durante tale periodo l’attività lavorativa può essere fermata o ridotta.

L’INPS avrà il compito di procedere al pagamento dell’importo indicato come: trattamento d’integrazione del compenso lavorativo corrispondente a circa l’80% della paga.

Gli strumenti non sono uguali per tutte le aziende. Infatti, le aziende che fanno fronte alla cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo), devono far riferimento alla medesima cassa per l’accesso della misura riportando in chiaro la causale Covid-19. La quale, concede l’accesso al piano degli ammortizzatori sociali.


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Per le aziende che fanno parte del Fondo d’integrazione salariale (Fis), dovranno far riferimento al medesimo fondo per accedere all’assegno ordinario sempre indicando per ricevere il trattamento la  causale Covid-19.

In quest’ultimi due ipotesi il datore di lavoro anticipa il trattamento al lavoratore, dopo li recupera per compensazione a titolo contributivo. Tuttavia, sono  previsti i pagamenti diretti dell’INPS, nel caso di comprovate esigenze documentabili da parte del datore di lavoro.

Cosa cambia nella cassa integrazione guadagni in deroga?

Per le aziende che non rientrano negli ammortizzatori sociali innanzi descritti, possono accedere alla Cassa integrazione guadagni in deroga (Cigd). In questa particolare ultima ipotesi, l’istanza va presentata alla Regione. In sostanza, cambia la prassi, in quanto, la Regione procede con l’autorizzazione dell’assegno d’integrazione e, successivamente l’Inps eroga il trattamento economico.

Congedo parentale: 15 giorni retribuiti al 50%

Ai sensi dell’articolo 23 del decreto Cura Italia i lavoratori con figli minori di anni 12, oppure azzerato il limite dell’età in presenza di figli disabili, possono fruire di un congedo parentale straordinario. Una misura nata in seguito al disagio derivato dalla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per l’emergenza sanitaria in atto. I lavoratori sia del comparto pubblico, che in quello privato e per i lavoratori iscritti alla Gestione separata, possono fruire di un periodo di 15 giorni continuativo o frazionato retributivo. L’indennità a titolo di congedo parentale straordinario corrisponde al 50% della retribuzione.

In conclusione con la cassa integrazione il lavoratore sarà riconosciuto un trattamento d’integrazione salariale corrispondente a circa l’80% della paga. Mentre, nel caso di congedo parentale straordinario, l’indennità spettante sarà del 50% della paga.


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