Censis, il rapporto del 2020 su consumi, ricchezza, società e sussidi di welfare: l’effetto del coronavirus

-
04/12/2020

Censis, il rapporto del 2020 su consumi, ricchezza, società e sussidi di welfare: l’effetto del coronavirus

Il Censis fotografa l’impatto della crisi da coronavirus sulla vita degli italiani. L’anno che si sta per concludere ha visto materializzarsi i duri effetti della pandemia non solo da punto di vista sanitario. L’economia, il lavoro, il welfare e i consumi sono al centro delle apprensioni degli italiani, in una spirale negativa che dopo il nuovo lockdown non sembra accennare a un rallentamento. In questo contesto, lo Stato ha però agito da salvagente trasferendo mediamente bonus da 2mila euro al 25% della popolazione. 

Nonostante ciò, si estendono le disuguaglianze nella penisola. Da quelle lavorative, che vedono protagonista i lavoratori con posto sicuro contro quelli non garantiti. Per proseguire sul divario tra ricchi e poveri. Ma anche tra gli stessi studenti c’è chi ha potuto comunque mantenere un certo livello di efficienza nella gestione degli studi e chi invece non si è visto coinvolgere adeguatamente nella didattica. Le difficoltà dei cittadini sono state registrate all’interno del 54mo report sulla “società italiana nel 2020”.


Leggi anche: Mutui casa 2021: domande in crescita nonostante il Covid, aumenta anche l’importo medio

Rapporto Censis: sul comparto del lavoro emerge il solco delle disuguaglianze

All’interno del contesto appena descritto, appare sempre più concreta la divisione insita nella popolazione italiana. Per oltre l’85% degli intervistati la crisi sanitaria ha confermato le disuguaglianze sociali, soprattutto tra chi può vantare sicurezza reddituale. Il riferimento va sia ai dipendenti pubblici (3,2 milioni di persone), sia ai pensionati (circa 16 milioni). Queste persone hanno potuto vivere la crisi economica seguita alla pandemia con la certezza del posto di lavoro e del proprio emolumento.

Lo stesso non si può dire per chi lavora nel settore privato. Quasi il 54% di chi è impiegato nelle PMI teme di perdere il proprio posto, contro il 28,6% di persone che hanno la stessa paura nelle grandi aziende. Tra i più vulnerabili vi sono poi i lavoratori autonomi e le partite iva, che possono vantare una rete di welfare meno efficace. Infine, ci sono i lavoratori che operavano nel sommerso e che si sono trovati improvvisamente senza alcun riferimento. Si tratta di circa 5 milioni di persone.


Potrebbe interessarti: Pensioni anticipate, quota 102 e 41: proposta e calcolo, novità sulla riforma e possibili scenari

L’erogazione dei sussidi di welfare salvano l’Italia: oltre 14 milioni di beneficiari

Colpisce anche l’estensione della platea dei beneficiari dei sussidi di welfare erogati in questi mesi per fare fronte al coronavirus. Nel mese di ottobre si contava una platea superiore ai 14 milioni di persone, con un trasferimento medio di 2mila euro a testa. Nonostante ciò, meno di un titolare d’impresa su cinque ritiene che i provvedimenti adottati potranno risultare sufficienti per combattere la crisi economica.

Per il Censis il risultato di quanto appena evidenziato si abbatte negativamente sulla nostra economia. Il sistema Italia è definito all’interno dell’ultimo rapporto come “una ruota quadrata che non gira”. A caratterizzare la situazione è la sinergia che si è venuta a creare tra le problematiche sociali pregresse e il nuovo individualismo. 

Didattica a distanza, telelavoro e socialità digitale

I conflitti hanno toccato numerosi settori, a partire da quelli già evidenziati nell’articolo (lavoro, pensioni e welfare). Anche la scuola ha visto verificarsi un elevato tasso di esclusione. Secondo quanto riferito da più di 2800 dirigenti scolastici, appena l’11,2% ha indicato di aver registrato un alto coinvolgimento degli studenti. Mentre più della metà dei Presidi ritiene che la DAD non sia sufficientemente inclusiva.

Con la pandemia ha avuto una fortissima diffusione anche il telelavoro. Mentre sono cambiate le modalità con le quali le persone hanno tenuto in essere i propri rapporti parentali e di amicizia. Circa 43 milioni di persone si sono tenute in contatto grazie ai social network e alle videochiamate. Ma circa un quarto della popolazione italiana ha comunque vissuto con sofferenza questo periodo.

L’epidemia da Covid-19 ha aumentato il divario tra ricchi e poveri

Infine, oltre il 90% degli italiani ritiene che l’emergenza da coronavirus abbia danneggiato in particolar modo le parti più deboli della popolazione. In questo modo, sarebbe aumentato anche il divario sociale, con un ampliamento delle disuguaglianze. Nel corso del 2020 poco meno di 51mila persone hanno dichiarato un reddito annuo superiore ai 300mila euro. Il dato corrisponde allo 0,1% delle persone attive lavorativamente e che hanno inviato la propria dichiarazione al fisco.

Quasi un milioni e mezzo di persone vanta una ricchezza superiore a un milione di dollari. Il dato corrisponde al 3% della popolazione in età adulta, ma questa piccola percentuale possiede contemporaneamente più di un terzo di tutta la ricchezza complessiva della nazione. Non bisogna quindi meravigliarsi se gli italiani risultano convinti che i lockdown abbiano danneggiato le persone con difficoltà economiche, andando ad ampliare ulteriormente le iniquità che si registravano in precedenza.