Chat di WhatsApp tra colleghi di lavoro in cui si sparla del capo, non è motivo di licenziamento, la sentenza

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19/11/2019

Attenti alla chat di WhatsApp tra colleghi di lavoro e alla diffusione di contenuti denigratori, lo chiarisce il Tribunale di Firenze.

Chat di WhatsApp tra colleghi di lavoro in cui si sparla del capo, non è motivo di licenziamento, la sentenza

Attenti alla chat di WhatsApp tra colleghi di lavoro e alla diffusione di contenuti denigratori. Questa volta a chiarire la questione tocca al Tribunale di Firenze, con una recente sentenza del 16 ottobre 2019, nella quale afferma l’utilizzo di una chat su WhatsApp tra colleghi di lavoro per veicolare messaggi vocali di contenuto offensivo, minatorio e razzista nei confronti di un superiore gerarchico e di altri dipendenti non ha contenuto diffamatorio, non costituisce violazione dell’obbligo di fedeltà e non ha, in definitiva, portata rilevante sul piano disciplinare.

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Questa sentenza ribalta quanto in precedenza stabilito, avvertendo ai lavoratori che tale comportamento è scorretto, ma non costituisce motivo di licenziamento. Nel caso in questione il lavoratore era stato licenziato per avere diffuso svariati messaggi vocali “con contenuti offensivi, denigratori, minatori e razzisti” in una chat di WhatsApp denominata “amici di lavoro”.

La Corte non ha ritenuto legittimo il licenziamento, in quanto la corrispondenza fra i colleghi con le chat di WhatsApp, si configura come un diritto di corrispondenza privata.

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