Codice della crisi d’impresa, AIDC: “Tra consulente del lavoro e dottore commercialista esistono nette differenze, no a equiparazioni”

L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti esprime preoccupazione per la scarsa considerazione del valore dell’esame di Stato

“L’equiparazione dei consulenti del lavoro agli avvocati ed ai dottori commercialisti come soggetti abilitati ad essere nominati dal tribunale nelle nuove procedure concorsuali, così come previsto dal novellato Codice della Crisi, è frutto di una doppia confusione. La prima è che le professioni di consulente del lavoro e di dottore commercialista siano identiche o interscambiabili. La seconda, ben più grave, è che le competenze acquisite, grazie al superamento di un esame di Stato, possano essere sostituite da un percorso formativo di 18 mesi”. E’ l’allarme lanciato dall’Associazione Italiana Dottori Commercialisti (AIDC) a seguito dell’approvazione del Codice della crisi d’impresa contenente la riforma organica delle procedure concorsuali. Per l’AIDC le imprese in crisi debbono essere tutelate al meglio e se “il legislatore ha delineato due diversi esami di Stato e due ordinamenti professionali ben distinti e separati, evidentemente tra consulente del lavoro e dottore commercialista esistono delle differenze. Spiace invece constatare tanta leggerezza da parte della politica, ma anche dal mondo delle professioni. I consulenti del lavoro omettono di ricordare le materie che compongono il loro esame di Stato, nonché l’assoluta mancanza di materie fondamentali come il diritto fallimentare, il diritto societario, la revisione contabile, le operazioni straordinarie societarie”.

“Ribadiamo il nostro favore nei confronti della riforma delle crisi d’impresa – prosegue la nota AIDC – e siamo sicuri che in concreto i tribunali continueranno a preferire avvocati e dottori commercialisti, da sempre protagonisti con cognizione di causa della materia concorsuale. Non siamo preoccupati affatto dell’allargamento a qualche consulente del lavoro. Siamo invece turbati  per la scarsa considerazione del valore di esame di Stato che sembra trasparire in questo frangente e ci domandiamo anche come  possano accettare di sedere allo stesso tavolo sindacale rappresentanze degli avvocati e dei dottori commercialisti con una categoria, quella dei consulenti del lavoro, così poco rispettosa del percorso abilitante tipico delle professioni ordinistiche”.

Angelina Tortora

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