Come si calcola la pensione con il calcolo contributivo e retributivo, confronto e convenienza

Pensione, analizziamo in quest’articolo il calcolo contributo e retributivo, mettendoli a confronto e valutandone la convenienza. Prima di iniziare nell’analisi sopra indicata, è doveroso chiarire che il calcolo della pensione, con il sistema contributivo è il cilindro su cui si basa la riforma Dini del ’95.

Grazie a questo sistema la pensione, che viene erogata per diritto, è il frutto della contribuzione pagata per tutta la durata del lavoro attivo e non c’entra nulla con gli stipendi dell’ultimo periodo, come succede, invece, per quanto riguarda il sistema retributivo. Considerando che, in genere, gli ultimi stipendi sono leggermente più alti, è facile capire perché il sistema contributivo non sia molto vantaggioso.

Lo spartiacque del ‘95

Grazie alla riforma Dini la pensione viene calcolata in maniera diversa. In particolare essa si basa sugli anni di contributi maturati fino al 31 dicembre 1995.

  • A chi aveva una base di 18 anni di contributi viene applicato in automatico il criterio retributivo, in base, quindi, agli ultimi stipendi. Bisogna sapere che ad ogni anno di lavoro si aggiunge il 2%.
  • Per chi, invece, non aveva ancora raggiunto i 18 anni di contributi, la pensione viene calcolato in base ad un criterio misto. In pratica si utilizza il criterio retributivo per gli anni di contributi maturati entro il 1995, mentre per gli anni successivi viene utilizzato il sistema contributivo.
  • Per chi è stato assunto dopo il primo del mese di gennaio 1996, la pensione viene calcolata in base al criterio contributivo.

Calcolo contributivo: ecco come funziona

Il sistema contributivo può essere paragonato ad un classico libretto di risparmio. Il lavoratore si accorda con l’azienda per cui lavora per rinunciare annualmente ad una quota del proprio stipendio, ovvero il 33%.

Per quanto riguarda gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti il discorso cambia. Dal 2018 la pensione è stata fissata come il 24% del reddito percepito. Ai contributi versati si aggiungono gli interessi, che dipendono anche dal prodotto interno lordo e dall’inflazione. Ciò significa che più l’azienda guadagna, maggiori saranno i benefici e più dignitosa la pensione. Nel momento in cui  viene calcolata la pensione si aggiunge anche un coefficiente di conversione, che continuerà a crescere con l’aumento dell’età.

Per chi chiede la pensione a 57 anni (per motivi di invalidità ad esempio) il coefficiente sarà di 4,246%, per chi richiede la pensione a 65 anni, il coefficiente sarà di 5,326%. Invece per chi chiede la pensione a 67 anni, il coefficiente sarà più alto, cioè 5,700%.

Ecco un esempio pratico

Un giovane inizia a lavorare a 27 anni e percepisce uno stipendio di 15.000 euro annui. In poche parole, nel primo anno accumula 4.950 euro, quindi il 33% dei 15.000 euro di stipendio. Il secondo anno, invece, accumula 5.115 euro, praticamente il 33% dello stipendio di 15.500 euro e così via, fino ad arrivare a 67 anni. Immaginiamo che abbia accumulato 300 mila euro: a quel punto potrà beneficiare di una pensione con il valore di 17.100 euro all’anno. Esattamente 1.316 euro mensili al lordo dell’Irpef.

calcolare la pensioneDA SAPERE!

Per tutti i pagamenti effettuati per le pensioni calcolate con questo sistema contributivo, le disposizioni sull’integrazione al minimo non trovano più applicazione. In poche parole si potrà beneficiare della pensione che si è guadagnata, senza alcun tipo di incentivo da parte dello stato.

Per quanto riguarda il massimale, il sistema contributivo cambia rispetto a quello retributivo. Interviene, infatti, il tetto contributivo-pensionabile. Ciò significa che viene imposto un limite. Se tale limite viene superato, non si percepiscono più i contributi. Inoltre, poiché la quota di retribuzione supera il limite del tetto contributivo-pensionabile, non  si avrà alcun vantaggio sulla pensione.

Il massimale cambia ogni anno e la sua variazione dipende dall’indice Istat dei prezzi al consumo. Il valore per l’anno 2018 ha un valore di euro 101.427. Di conseguenza, la quota pensionistica di accumulamento per l’anno 2018 non può oltrepassare i 33.471 euro per i dipendenti e i 24.343 per gli artigiani. Sarebbe, in pratica, il 33% e il 24% del tetto contributivo-pensionabile

I coefficienti di conversione, invece, vengono aggiornati ogni 2 anni. Questa revisione si attiva in modo automatico ogni 3 anni, invece di 10 anni come è previsto dalla riforma Dini del ’95. Dal 2013 sono già stati attivati due aggiornamenti negli anni passati. Uno nel 2013 e l’altro 3 anni dopo, nel 2016. Di conseguenza l’anno 2019 porterà nuovi aggiornamenti.

La revisione dei coefficienti ora riguarderà anche i lavoratori che hanno accumulato almeno 18 anni di contributi versati entro e non oltre il 31 dicembre del ’95. Anche per loro dal 2018 è stato applicato il criterio di calcolo misto. Sarà calcolato con il sistema retributivo solo fino al 2011 e con il sistema contributivo in base all’età anagrafica dal 2012 a seguire.

Dal 2013 la fascia si è allargata fino ad arrivare a 70 anni, come prevede la Riforma Monti-Fornero.

Dal primo gennaio del 2012, tutte le pensioni con la decorrenza da quel giorno in poi, avranno una quota in più, la quota C. Questa fa riferimento a tutti quelli che hanno raggiunto l’età anagrafica richiesta dalla legge, dopo il 31 dicembre 2011.

Con l’introduzione della Riforma Monti-Fornero veniva usato il criterio di calcolo contributivo per tutti, anche quelli che avevano già i 18 anni di contributi versati fino al 31 dicembre 1995, ma che per tanto tempo hanno continuato a beneficiare del calcolo retributivo.

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Ecco come sarà la pensione secondo le seguiti quote:

Quota A: l’età anagrafica maturata fino al 31 dicembre 1992, per un totale di 18 anni.

Quota B: altri anni successivi maturati nel periodo 01-01-1993/31-12-2011. La media annuale dei contributi versati verrà calcolata in base agli ultimi 10 anni, più un rendimento del 38%.

Quota C: successivi anni maturati nel periodo 01-01-2012/31-12-2017. Per individuare la quota C bisogna trovare il totale della somma dei contributi versati moltiplicandolo per 5,326%.

Grazie alla riforma Monti-Fornero è stato attivato il sistema di calcolo contributivo per tutti quelli che non avevano i 18 anni di tassazione al 31 dicembre 1995. Questi per molti anni hanno potuto beneficiare solo del sistema di calcolo retributivo.

Opzione! Quando conviene scegliere il sistema di calcolo contributivo?

Il sistema di calcolo contributivo, introdotto da poco, non tocca solo le persone che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, ma può, in qualche modo, interessare tutti. Per tutti quelli che hanno iniziato a lavorare dal 31-12-1995 c’è una buona notizia: possono richiedere di usufruire del sistema di calcolo contributivo, con la condizione di rinunciare al sistema di calcolo retributivo. Inoltre è permesso chiedere la liquidazione della pensione contributiva, mettendo in calcolo anche i contributi versati entro il 31 dicembre 1995 solo se rispettano le seguenti condizioni:

  • raggiungimento dell’età anagrafica al 31 dicembre 1995, vengono compresi anche quelli che non avevano raggiunto 18 anni di contribuzione;
  • che sia abbia almeno 15 anni di contributi regolarmente versati.

Inoltre bisogna dimostrare che almeno 5 tra i 15 anni di contributi versati siano stati calcolati con il sistema contributivo. La possibilità di uscita dal regime contributivo a 57 anni, indipendentemente dagli anni di contributi versati, come prevede la riforma Dini, sembra che ormai non venga più presa in considerazione.

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calcolare la pensioneNon conviene più optare per il sistema di calcolo contributivo. Solo le donne con l’Opzione donna, possono trarne dei benefici e solo fino al 2015, ovviamente se sono stati versati 35 anni di contributi e se hanno  57 anni,  come richiesto dalla legge.

Il metodo di calcolo retributivo è molto simile al sistema di calcolo applicato per i dipendenti privati,  che sono iscritti all’INPS.

Il sistema è formato da 2 quote:

La quota A, basata sull’ultimo stipendio percepito, rapportato al coefficiente di rendimento maturato al 31 dicembre 1992.

Invece la quota B è il risultato della media delle retribuzioni incassate nei 10 anni precedenti il pensionamento.

Ionela Polinciuc

Mi chiamo Ionela Polinciuc, sono nata in Romania e ho vissuto a Roma e Darfield. Amo viaggiare, e questo percorso mi ha permesso di conoscere altre realtà importanti e migliorare le mie capacità di adattamento a svariati contesti. La mia passione per scrivere, mi ha portato a collaborare con diversi giornali, da ormai 3 anni.