Contachilometri manomesso: come difendersi

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29/11/2019

Contachilometri manomesso: come difendersi da un acquisto di un auto con il tachimetro scalato, ecco le procedure da seguire

Contachilometri manomesso: come difendersi

Quando si acquista un’auto usata è bene stare attenti alla veridicità dei dati che risultano dal contachilometri. A volte succede che dopo l’acquisto si scopre che il contachilometri è stato manomesso per far in modo che l’auto risultasse più nuova ed esigere un importo maggiore dalla vendita. L’acquirente che si trova in questa situazione ha due strade da percorrere per tutelare i sui diritti: una civile e una penale. L’acquirente può far richiesta di recedere dalla vendita o chiedere un risarcimento, se si vuol percorrere il procedimento civile. Se, invece, si vuol procedere penalmente, si può presentare querela contro chi ha manomesso il contachilometri. A volte con queste procedure non si riesce a ottenere con certezza il risarcimento, soprattutto, quando si tratta di un acquisto fatto all’estero. Ecco alcuni suggerimenti su come difendersi in situazioni del genere.

Verifica dei dati del contachilometri

Solitamente, la verifica che il contachilometri non sia stato manomesso viene affidato a un meccanico di fiducia, il suo compito è quello di controllare che i dati riportati dal tachimetro corrispondono all’usura del motore. Consigliamo di effettuare tale verifica anche quando si acquista da un centro autorizzato.

Un altro tipo di verifica è quello dei tagliandi di revisione obbligatoria. La prima revisione si effettua dopo quattro anni  dalla data dell’immatricolazione, le successive ogni due anni. Il centro di revisione rilascia un certificato in cui sono indicati anche gli effettivi chilometri percorsi dall’auto. Tutte le informazioni vengono trasmesse, per via telematica, al Centro elaborazioni dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I dati della revisione dell’auto sono visibili attraverso il sito ilportaledellautomobilista.it del Ministero Trasporti.


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Quindi con la verifica dei certificati di revisione si può capire con certezza se si sta acquistando un veicolo con il contachilometri non manomesso. I certificati non potranno mai riportare il dato dei chilometri percorsi uguale o addirittura minore di quello del certificato precedente. L’acquirente al momento dell’acquisto può far richiesta della copia dei certificati di revisione, che dal 2019, riportano i chilometri percorsi, oppure può collegarsi al sito “il portale dell’Automobilista” e fare le dovute ricerche e verifiche, inserendo il numero di targa.

Contachilometri manomesso: contro chi agire

Bisogna sempre stare attenti quando si acquista un’auto usata, perché il raggiro non può avvenire solo tra privati, ma anche quando l’acquisto avviene tramite centri autorizzati. Spesso, dobbiamo dire, che il concessionario è estraneo ai fatti, ricevendo l’autovettura già manomessa. Ciò non toglie che è direttamente responsabile nei confronti dell’acquirente, se cura in prima persona la vendita. Invece, nel caso in cui la concessionaria ha solo un ruolo da intermediario, tenendo l’auto in esposizione a scopo promozionale, senza che intervenga nella trattativa di vendita, l’acquirente truffato può procedere nei confronti del vecchio proprietario.

Come agire in caso di contachilometri scalato

Nel caso si acquista un’auto con un contachilometri effettivamente alterato da un centro usato autorizzato, possiamo segnalare l’azienda all’Agcm. Già spesse volte l’Autorità Garante ha segnalato e sanzionato pratiche di vendita scorrette nei confronti dei consumatori. L’Aurhority provvederà, quindi, ad aprire un’istruttoria e a sanzionare il responsabile. Quest’ultimo per non essere segnalato e sanzionato può giungere a un compromesso e risarcire il danno. La segnalazione al Garante può essere effettuata anche online sul portale dell’Agcm.

In più, si può procedere nei confronti del privato o del rivenditore, come abbiamo già detto, percorrendo due strade quella civile o quella penale.

In sede civile si può richiedere la risoluzione del contratto, ricevendo in dietro tutto il corrispettivo e restituendo l’auto. Altrimenti, si può far richiesta di un risarcimento che equivale alla differenza del prezzo pagato e quello effettivo del mezzo.


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In sede penale, si può presentare denuncia di frode. Questa va presentata entro tre mesi dall’acquisto presso carabinieri, polizia o procura della repubblica. L’agire penalmente tutela l’acquirente anche in casi in cui il venditore si rende irreperibile o è nullatenente. Con questa procedura si hanno più possibilità che il venditore cerca di trovare una soluzione bonaria per non essere condannato. La denuncia potrà essere anche ritirata nel caso si giunga a un accordo di risarcimento.

Agire legalmente, come sappiamo, ha sempre un costo, bisogna capire se ne vale la pena delegare un avvocato e continuare a procedere. La denuncia all’Agcm non ha nessun costo, né tanto meno la querela penale, ma senza un’assistenza legale, sicuramente, non si riesce a ottenere nulla.

Possiamo, comunque, anche agire avviando un procedimento di mediazione, attraverso diversi organismi privati presenti in ogni città o tribunale, per richiedere un incontro bonario con la controparte. In questa sede bisognerà  valutare tutte le situazioni e capire cosa si potrà ottenere senza ricorrere al tribunale e decidere quale strada percorrere. Tale mediazione costa all’incirca 40 euro più la parcella dell’avvocato.

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