Conti correnti Banca Carige, i risparmiatori rischiano il bail-in?

Banca Carige è stata commissariata dalla Vigilanza della BCE, a cui è sottoposta dal 2014. Il provvedimento, comunicato da Francoforte all’inizio del mese, si è reso necessario dopo il mancato aumento di capitale da 400 milioni di euro, che la Vigilanza stessa aveva sollecitato dopo che gli esiti degli stress-test pubblicati a novembre avevano evidenziato […]

Banca Carige è stata commissariata dalla Vigilanza della BCE, a cui è sottoposta dal 2014. Il provvedimento, comunicato da Francoforte all’inizio del mese, si è reso necessario dopo il mancato aumento di capitale da 400 milioni di euro, che la Vigilanza stessa aveva sollecitato dopo che gli esiti degli stress-test pubblicati a novembre avevano evidenziato una debole patrimonializzazione dell’istituto ligure nei casi avversi, con un CET 1 ratio atteso al di sotto del 5,5% minimo richiesto. Ieri sera, il Consiglio dei ministri ha compiuto un nuovo passo, vale a dire ha garantito la copertura pubblica delle future emissioni obbligazionarie di Carige e gli eventuali prestiti che dovesse ricevere dalla Banca d’Italia. Inoltre, ha messo a disposizione una ricapitalizzazione precauzionale per il caso in cui venisse richiesta dai commissari, anche se non sembra per il momento il caso.

Il capitolo appare complesso, per cui è naturale che i risparmiatori si chiedano se i loro conti correnti e deposito presso Carige siano al sicuro. Per rispondere a tale domanda, bisogna richiamare la disciplina sui salvataggi entrata in vigore nel gennaio di 3 anni fa e nota in gergo come “bail-in”. Essa prevede che una banca, prima di poter essere salvata con soldi pubblici dello stato in cui ha sede e, in ultima istanza, dal Fondo europeo, debba coinvolgere nelle perdite fino all’8% della massa passiva, nell’ordine: gli azionisti, gli obbligazionisti senior, gli obbligazionisti subordinati e i conti correnti sopra i 100.000 euro e solo per l’importo superiore a tale limite.

Dunque, a rischiare sarebbero i correntisti di Carige con conti correnti e deposito superiore ai 100.000 euro, fatto salvo che nemmeno essi stessi potranno mai subire perdite sui primi 100.000 euro. Questo accadrebbe, però, solo nel caso in cui scattasse il bail-in, operazione non all’ordine del giorno. Si consideri che nemmeno i correntisti di Popolare di Vicenza, Veneto Banca, MPS e prima ancora delle quattro banche poste in risoluzione nel novembre del 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti) sono stati espropriati anche solo in parte dei loro conti. Anzi, sia il governo Gentiloni prima che quello attuale hanno istituito fondi di ristoro per gli obbligazionisti che avevano accusato perdite parziali sui loro bond, compresi i subordinati, anche se perlopiù dimostrando di essere rimasti vittime di “misselling”.

Inoltre, affinché il rischio riguardi davvero i conti correnti e deposito di Carige, è necessario che vengano prima espropriati gli azionisti, secondariamente gli obbligazionisti subordinati e in terzo luogo quelli senior. E solo se a quel punto non dovesse bastare, si passerebbe a tagliare i conti sopra i 100.000 euro. Siamo ben lontani da una simile ipotesi.