Conti correnti passati al setaccio dal Fisco: ecco i controlli per i furbetti

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29/07/2019

Conti correnti sotto la lente di ingrandimento con il Risparmiometro, per scovare gli evasori fiscali

Conti correnti passati al setaccio dal Fisco: ecco i controlli per i furbetti

Iniziano i controlli a tappeto da parte del Fisco per scovare nuovi casi di evasione fiscale, valutando risparmi siano in linea con ciò che viene dichiarato. Con lo strumento del Risparmiometro, attivato in quest’ultimo anno, il Fisco ha iniziato a mettere sotto la lente di ingrandimento i conti correnti degli italiani, per mettere in luce i casi di di evasione fiscale e valutare se i risparmi accumulati siano in linea con ciò che è stato dichiarato con la dichiarazione dei Redditi. L’Agenzia delle Entrate ha ideato una banca dati contenente tutti i dai dei conti correnti, la Superanagrafe, che verrà confrontata con i dati in possesso della Guardia di Finanza. In questo modo, tutti i movimenti in entrata e in uscita dai conti correnti saranno monitorati. Le verifiche riguarderanno soprattutto quei contribuenti che hanno un profilo di rischio elevato.

Risparmiometro: ecco chi verrà controllato

Sicuramente l’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza controlleranno i movimenti bancari di liberi professionisti, titolari di partita Iva e aziende in generale. Nel mirino ci saranno quelle situazioni particolari che sono a rischio di evasioni fiscali, come il versamento di grosse cifre, non dichiarate. Dalla rilevazione di queste operazioni sospette verrà stilata una lista di contribuenti che in seguitò potrebbero subire dei controlli più rigidi.

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Rispariometro: che cosa è

Questo strumento è già stato attivato per il periodo d’imposta 2013-2014. Il Garante ha dato l’autorizzazione per la sua attivazione, quindi il Risparmiometro torna ad essere operativo.

Il Risparmiometro è un algoritmo che valuta entrate e uscite, incrociando i dati raccolti dalla Guardia di Finanza con quelli derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui si evidenziano operazioni sospette come versamenti di ingenti somme di denaro e non dichiarate, il contribuente potrà subire verifiche più approfondite. Il contribuente in questo caso dovrà garantire la responsabilità delle sue azioni e fornire tutta la documentazione, eventualmente richiesta.


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Nel momento in cui si riscontra uno scostamento superiore al 20%, il conto corrente potrà essere passato al setaccio, cercando le effettive inesattezze nelle dichiarazioni. La fase successiva è la contestazione, e infine nel caso in cui la documentazione presentata dal contribuente non soddisfa, si potrà arrivare alla sanzione.

Il meccanismo coinvolgerà i conti correnti, conti di deposito, obbligazioni, buoni fruttiferi e carte di credito, prodotti finanziari emessi da assicurazioni e prodotti finanziari emessi da società che si occupano di compravendita di metalli preziosi.

Risparmiometro: i controlli già sono in corso

Sotto la lente di ingrandimento, già sono finiti i clienti di Intesa Sanpaolo e BNL. Ora si passerà, invece, a quelli dell’UniCredit. Le transazioni su cui si porrà più attenzione sono quelle che superano i 5.000 euro. Nel mirino ci sono le operazioni di bonifici finalizzati all’acquisto di auto, moto, imbarcazioni, immobili, o il trasferimento di denaro all’estero. Ma non solo le uscite saranno controllate, verranno controllate anche le entrate, che dovranno essere giustificate e avere una provenienza certa. In assenza di tracciabilità del denaro in entrata si rischierà di far scattare controlli per un eventuale lavoro nero o guadagni illeciti.

Risparmiometro: giustificare un versamento in contanti

Un versamento in contanti in conto corrente di una somma superiore a 3.000 euro, deve sempre essere accompagnato da una documentazione che ne attesti la provenienza. Mentre se il movimento viene giudicato sospetto, il contribuente dovrà presentare davanti alle autorità tutta la documentazione necessaria, per non incorrere nell’accusa di guadagno illecito o di lavoro in nero.

Risparmiometro: prelievi in contanti

I prelievi, al contrario dei versamenti, non hanno un limite di importo. In questo caso però entra in gioco un altro tipo di controllo, quello antiriciclaggio. La Banca, in caso di un prelievo superiore ai 5.000 euro, può far richiesta al cliente di una dichiarazione scritta sulla finalità del prelievo. Tale dichiarazione verrà custodita dalla banca che valuterà, anche in base agli altri movimenti del conto corrente, se segnalare l’anomalia all’ Ufficio di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia. Quindi, potrebbero scattare controlli fiscali incaricati all’Agenzia delle Entrate.


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