Conto corrente e soldi: 3 buoni motivi per non lasciarli fermi

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09/05/2020

Tanti i rischi che bloccano i risparmiatori, ma lasciare i soldi sul conto corrente senza muoverli può non essere una buona idea. Perchè?

Conto corrente e soldi: 3 buoni motivi per non lasciarli fermi

Oggi, più che mai, bisognerebbe sapere perché non conviene lasciare dei soldi fermi sul conto corrente. Spesso si associa la liquidità alla disponibilità e, si trascurano dei particolari che potrebbero rilasciare delle brutte sorprese. Del resto, i risparmi sono più esposti a possibili rischi dovuti a tassazioni varie, e non solo.

Non tutti calcolano i costi che possono essere diversi, in virtù dell’ammontare della liquidità. Del resto una liquidità da 10.000 euro rispetto a una somma di 50.000 euro sul conto corrente è una differenza corposa. Tanti sono i dubbi su come potrebbero essere tassati i soldi sul conto corrente. Per quanto si può essere pignoli e scrupolosi, ci sono delle variabili che investono il conto indipendentemente dalla volontà del correntista. C’è da dire che, tanti economisti concordano che lasciare dei soldi in conto deposito sul conto corrente non è una buona idea.

D’altronde, è anche vero che vista la crisi sanitaria ed economica dovuta con il diffondersi dell’epidemia da Covid-19, tanti risparmiatori lasciano una somma sul conto corrente, nel caso dovesse servire, a titolo di “scorta”. Ma, altresì vero che appare difficile che il risparmiatore medio si inoltri nella baraonda degli investimenti, come operazione per tenere al sicuro i soldi. Persiste nel risparmiatore il timore di perdere il denaro investito in azioni, obbligazioni e così via.

3 buoni motivi per non lasciare i soldi sul conto corrente

È bene capire che il freno sugli investimenti, non esula i risparmi dai rischi. È possibile che i risparmi sul conto corrente subiscano una forma di riduzione, si tratterebbe di una sorta di perdite minime. Parliamo, ad esempio dei costi dovuti dal correntista come l’imposta di bollo, che non investe una giacenza media pari a circa 5.000 euro. Ovviamente, chi dispone di una liquidità maggiore dovrà versare un’imposta pari a circa 34 euro l’anno.


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Altro punto molto importante è l’inflazione e, non è cosa da poco. Basti pensare che nel 2017 si è censito un aumento dell’1,2% sui prezzi di beni e servizi, che ha prodotto una sferzata sul risparmio dei correntisti pari a circa l’0,80%.

Da non sottovalutare l’ipotesi di possibili pignoramenti da parte del Fisco o dei Comuni. Infatti, i soldi liquidi sul conto corrente rappresentano l’anello debole, su cui l’Amministrazione Finanziaria può allungare gli artigli in presenza di debiti del contribuente.

A dirla tutta, in queste ultime settimane, quello che spaventa (forse) di più i risparmiatori è la forte recessione economica. La scure di una tassa patrimoniale incute più che terrore. Se da un lato, è impensabile che lo Stato attinga dai conti corrente, per reperire le risorse necessarie per fronteggiare l’attuale crisi economica. Dall’altra parte, il timore dell’emanazione di una tassa patrimoniale si fa sempre più concreto.