Coronavirus: licenziato per mancato superamento del periodo di prova

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03/04/2020

Emergenza coronavirus: licenziato per mancato superamento del periodo di prova, è un’ingiustizia permessa dal decreto “Cura Italia”.

Coronavirus: licenziato per mancato superamento del periodo di prova

L’emergenza Coronavirus ha messo in ginocchio l’Italia e la sua economia. Sono state inserite molte misure a sostegno delle famiglie e imprese. Nello specifico, il decreto “Cura Italia” prevede la sospensione del periodo di licenziamento. A fronte dell’ampliamento della fruizione degli ammortizzatori sociali, il legislatore ha imposto, per 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto (17 marzo 2020), importanti limiti al potere di licenziamento del datore di lavoro: 

– Divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo; 

– Divieto di apertura di procedura di licenziamento collettivo.

Purtroppo, lo stop ai licenziamenti non è per tutti e ci sono arrivate molte mail di lavoratori che erano stati assunti da poco e quindi si trovavano nel periodo di prova. Le aziende hanno preferito procedere con il licenziamento, analizziamo il caso.

Licenziamento per mancato periodo di prova

Buongiorno, 

l’azienda ha pensato bene di licenziarmi “per mancato superamento periodo di prova” A 5 GIORNI dalla scadenza del periodo stesso.

Al di là della legittimità di tale licenziamento anche nel nuovo contrasto normativo di urgenza: non pensate che questo possa configurare in realtà un licenziamento per ragioni economiche? 

Grazie e saluti.

Il decreto “Cura Italia” ha previsto lo stop ai licenziamenti ma non per tutti


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Come specificato in precedenza in un nostro articolo, in alcuni casi lo stop  ai licenziamenti non è applicabile.

Il decreto “Cura Italia” sul licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo richiama l’art. 3 della legge 604/1966 che si riferisca a cause derivanti dall’attività produttiva. Questo significa che sono escluse dal divieto le seguenti ipotesi di licenziamenti:

√ licenziamento per giusta causa nel caso il rapporto di lavoro non prosegue;

licenziamento per giustificato motivo soggettivo, compresi:

√ licenziamenti disciplinari; 

√ licenziamento per frizione pensionamento con quota 100;

√ licenziamento per il raggiungimento del limite di età per la pensione di vecchiaia;

√ licenziamento per il superamento del periodo di comporto;

√ licenziamento per inidoneità del lavoratore alle mansioni affidate;

√ licenziamenti dei dirigenti;

√ licenziamenti dei lavoratori domestici (con recesso immediato);

√ risoluzione del rapporto di apprendistato terminato il periodo formativo.

In riferimento ai licenziamenti collettivi lo stop non è valido per le procedure avviate prima del decreto del 16 marzo.

Quindi, se i licenziamenti erano già programmati potranno avvenire regolarmente.

Il lavoratore che si trova nel periodo di prova può essere licenziato. Anche se è ingiusto, questo blocco non è stato previsto e quindi anche se può configurarsi come un fatto economico per la situazione di crisi aziendale, il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova è ammissibile.

Forse bisognava fare una riflessione più ampia e includere nel decreto una forma di prolungamento del periodo di prova e un blocco dei contratti in scadenza, perchè le aziende preferiscono in questo momento chiudere i rapporti anche in virtù dell’incertezza dell’economia.

Questi lavoratori non sono stati tutelati.


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