Danni provocati da piante e fioriere in condominio. La sentenza

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07/08/2019

Danni provocati da piante e fioriere sono cause di continui litigi tra condomini. Ecco cosa ha deciso la cassazione al riguardo

Danni provocati da piante e fioriere in condominio. La sentenza

A molte persone piace avere sul proprio balcone dell’appartamento piante e fioriere per avere la sensazione di stare a contatto con la natura. Ma questo desiderio a volte non concorda con lo stare in condominio, infatti sono proprio i vasi di fiori ad essere causa di continui litigi tra condomini. Succede spesso che mentre si annaffiano i vasi si riversa acqua e terriccio dal bancone superiore a quello inferiore, atti che se ripetuti continuamente possono causare tensioni e arrecare disagi confutabili come reato penale.

Piante e fioriere: si possono collocare sul balcone?

vasi, piante e fioriere si possono collocare sul proprio balcone, ma bisogna sempre prima verificare che il regolamento condominiale non lo vieti o lo limiti. Oppure controllare anche il regolamento comunale che previene i rischi per l’altrui incolumità provocati dall’eventuale caduta dei vasi. Un condomino può essere limitato nel mettere i vasi sul proprio balcone solo se c’è un regolamento condominiale approvato da tutti. Altrimenti può disporre del suo spazio come ritiene più opportuno anche se c’è una maggioranza di condomìni che non ammettono la presenza dei vasi. Mentre al riguardo del regolamento comunale è possibile che siano state approvate delle norme locali che, per tutelare la sicurezza dei pedoni, vietino la collocazione di vasi e fioriere sui parapetti dei terrazzi, delle finestre al fine di eliminare il pericolo di caduta su aree pubbliche o private di terzi. Nel caso in cui non c’è il divieto dell’uso dei vasi né nel regolamento condominiale né in quello comunale, bisogna sempre prendere delle precauzioni e usare il buon senso per evitare di incorrere in responsabilità conseguenti a danni a terzi.


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Piante e fioriere: danni provocati dell’innaffiamento

La Cassazione – sez. III Penale- n. 15956/2014; Cass. penale n.15682/2014, ha stabilito che se le piante innaffiate, gocciolando terriccio, imbrattino il piano dell’inquilino sottostante si configura il reato previsto e punito dall’art. 674 cod. pen.  Si è definito che il lancio di cose pericolose o atte a imbrattare possono essere causa di arresto fino a un mese o un’ammenda fino a 206 euro.  La Quinta sezione penale della Corte di Cassazione, con sent. n. 21753 del 28 maggio 2014, ha ricordato che innaffiare le piante, senza le dovute accortezze, può portare ad una condanna penale e anche a una multa amministrativa, che va da un minimo di 50 a un massimo di 500 euro, per violazione, come nella fattispecie che andremo ad analizzare, del regolamento di polizia urbana che vieta di buttare qualsiasi liquido dalle case sulla strada.

La vicenda processuale

Il reato, suddetto, scatta anche se l’attività non è compiuta personalmente dal condomino, ma ad esempio da un sistema di annaffiatura automatico del quale si ha la proprietà e il dovere di custodia. Nel caso sottoposto alla Cassazione l’imputato pur cosciente di causare disagi agli inquilini del piano di sotto, innaffiando le piante con un sistema di irrigazione rotto, ha continuato ad utilizzare lo stesso impianto non curandosi di ripararlo o spegnerlo. In sostanza, la non curanza di evitare lo sgocciolamento ed il conseguente imbrattamento equivale, ai fini della configurazione della penale responsabilità, a causarlo. Quindi, non c’è differenza tra chi, innaffiando con un annaffiatoio le piante sul proprio balcone, e fa cadere l’acqua nel piano sottostante e chi, sapendo che l’acqua cade, non fa nulla per evitarlo. La responsabilità penale di «getto di cose pericolose» non esclude il giudizio civile per il risarcimento del danno causato dalla caduta di terriccio o dell’acqua sul balcone di sotto sporcando il davanzale e i vetri.


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Se, infatti, facendo cadere copiosamente l’acqua con cui si annaffiano piante e fioriere nella proprietà esclusiva sottostante, si genera un fastidio che supera la soglia della normale tollerabilità e l’episodio continua nel tempo, senza interruzioni, benché la persona offesa continua a lamentarsi e a segnalare la situazione all’amministratore del condominio, il danneggiato può chiedere al giudice, con urgenza, l’inibitoria di tale comportamento molesto, e anche il risarcimento del danno anche se non è patrimoniale.

Il responsabile deve essere consapevole del danno provocato dal suo comportamento, e nel momento in cui nonostante la richiesta di cessazione del comportamento molesto, non ha provveduto a rimediare, si può procedere con la querela. Quindi bisogna prima inviare una lettera di diffida con raccomandata A/R in modo da segnalare l’episodio e avere le prove dell’avvenuta segnalazione. In conclusione, si può sempre procedere con un’azione di risarcimento, quando il danno prodotto sia rilevante e arrecato in modo continuativo. In assenza di danno, che non è detto che debba essere per forza patrimoniale, ma può essere anche uno stress psicologico provocato dalla reiterazione del comportamento molesto, non è possibile alcuna tutela.

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