Daspo per i commercialisti, per le associazioni di categoria “uno slogan inutile”

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03/10/2019

Le associazioni di commercialisti ADC – AIDC – ANC – ANDOC – FIDDOC – SIC – UNAGRACO – UNGDCEC – UNICO commentano la misura che andrebbe a colpire chi rilascia attestazioni per crediti tributari inesistenti: “partorita per recuperare gettito erariale”

Daspo per i commercialisti, per le associazioni di categoria “uno slogan inutile”

“Sospendere temporaneamente o definitivamente l’attività di un professionista abilitato, in caso di certificazione di crediti tributari inesistenti, sembra essere una delle idee partorite per recuperare gettito erariale. L’effettiva efficacia in termini di riscossione è impalpabile, mentre è di tutta evidenza la (scarsa) considerazione e la (mancata) conoscenza del mondo professionale da parte dei proponenti”.

E’ questo il commento delle associazioni ADC – AIDC – ANC – ANDOC – FIDDOC – SIC – UNAGRACO – UNGDCEC – UNICO al Daspo per i commercialisti. “Le professioni dei dottori commercialisti e consulenti del lavoro, in quanto professioni ordinistiche, hanno come pilastro della loro esistenza la deontologia. La violazione delle norme deontologiche comporta sanzioni quali la sospensione e la radiazione.

Non esiste nel sistema di norme soggetto diverso dal Consiglio di Disciplina degli Ordini legittimato a sospendere l’attività di un collega, al più organi esterni segnalano al Consiglio dell’Ordine competente il fatto. La potestà del giudizio è però rimessa all’autonomia del Consiglio di Disciplina nominato dal Tribunale. Perché dunque sbandierare un ipotetico Daspo – si chiedono le sigle – quasi come fossimo ‘teppistelli’ da stadio? Non si conoscono le regole delle professioni o è un atto di sfiducia nei nostri riguardi?

Nel prima caso, consigliamo vivamente di studiare leggi e norme. Nel secondo caso, sarebbe ancora più grave, perché i dottori commercialisti sono anni che reggono la baracca della riscossione diretta (IVA – IRPEF – IRAP), con sacrifici enormi, marginalità ridotta all’osso e con spese sempre maggiori per infrastrutture e formazione. Piuttosto si riservino tali misure per quanti, privi di albo professionale, di iter formativo e di norme deontologiche, sono stati inopinatamente ammessi alle stesse funzioni dei dottori commercialisti e dei consulenti del lavoro, generando confusione e ponendo il cittadino nel rischio di un improvvido affidamento. Lo diciamo da tempo: è ora che ognuno faccia la sua parte, nel rispetto dei ruoli e pari dignità. Esistono diritti costantemente violati dei contribuenti, uno statuto del contribuente disatteso in più punti. Lo si tenga ben presente nella prossima emanazione di norme di entrata e di spesa, e si governi la spesa con lo stesso rigore con cui si intendono governare le entrate”, conclude la nota congiunta.

UFFICIO STAMPA AIDC
Associazione Italiana Dottori Commercialisti
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