Dipendente licenziato con vizi di forma: illegittimo criterio liquidazione indennità

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29/06/2020

Jobs Act illegittimo all’articolo 4 in cui fissa l’indennità, per il lavoratore licenziato ingiustamente, in modo troppo rigido e non personalizzabile.

Dipendente licenziato con vizi di forma: illegittimo criterio liquidazione indennità

L’articolo 4 del Dlgs 23/2015, il Jobs Act, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale ch ha stabilito che per l’indennità spettante al lavoratore licenziato per vizi formali non può essere corrisposta un’indennità che prenda in considerazione solo gli anni di servizio.

Jobs Act e licenziamento

La Corte Costituzionale ha stabilito, con una sentenza di questa settimana, che l’indennità che spetta al lavoratore licenziato con vizi formali non si può basare solo sugli anni di servizio.

La Corte Costituzionale ritiene che l’articolo 4 del Jobs Act sia incostituzionale nella parte in cui fissa l’importo per l’indennità del lavoratore licenziato illegittimamente sia basata su una mensilità pari all’ultima retribuzione per  ogni anno di servizio. Si tratta, per i giudici, di un sistema troppo rigido che tiene conto soltanto dell’anzianità di servizio.

Il Jobs Acr, nell’articolo 4 stabilisce che per operai, impiegati o quadro assunti con contralto a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015 in poi, che vengano licenziati violando il requisito della motivazione spetti un indennizzo economico al posto della reintegra sul posto di lavoro. Questo indennizzo è calcolato con uno stipendio l’anno per ogni anno di servizio e comunque non può essere inferiore a 2 mesi o superiore a 12 mesi.

Venendo meno, per chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015 l’articolo 18 che prevede la reintegrazione sul posto di lavoro, in caso di licenziamento illegittimo è prevista l’indennità stabilita dall’articolo 4.

Secondo i giudici Supremi l’indennizzo spettante in caso di licenziamento illegittimo non può essere standardizzato (come già espresso nella sentenza 194 del 2018) ma deve essere liberamente espresso dal giudice non solo basandosi sull’anzianità di servizio del dipendente ingiustamente licenziato ma anche sul comportamento delle parti e sulla loro condizione oltre che sulle dimensioni dell’azienda, sulle sue entrate e sul numero di dipendenti occupato.

L’indennizzo, quindi, anzichè standardizzato deve essere personalizzato caso per caso secondo la Suprema Corte e deve tenere conto anche del danno che il lavoro ha patito. In questo modo, rendendo l’indennità non calcolabile a priori per l’azienda che intenda mettere in atto un licenziamento illegittimo, potrebbe dissuadere da tale pratica.


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Fermi restando, quindi, gli importi minimi (2 mensilità) e massimo (12 mensilità)previsti dal Jobs Act, l’indennità deve essere stabilita dal giudice caso per caso.