Divorzio: niente assegno se manca il reddito in nero

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06/03/2020

La Cassazione è chiara nessun assegno all’ex moglie che svolge un lavoro in nero, se manca la prova dell’effettivo guadagno. Il caso.

Divorzio: niente assegno se manca il reddito in nero

Nel divorzio resta difficile stabilire la quota dell’assegno da versare all’ex coniuge in mancanza della prova dell’effettivo guadagno in nero. La Cassazione, attraverso l’ordinanza n. 5603/2020 ha chiarito che non si può quantificare l’ammontare dell’assegno di divorzio da corrispondere all’ex moglie, se manca la prova certa che definisca il reale profitto derivante dal lavoro di prestazione di manicure, attività saltuaria, momentanea e irregolare (del caso in oggetto). In sostanza,la Corte d’Appello ha omesso degli elementi importanti nella definizione del computo dell’assegno all’ex coniuge.

Secondo la Corte di Cassazione non ha tenuto conto delle sentenze cardini sul tema, omettendo la verifica di vari dati tra cui: non ha disposto la comparazione dei redditi, né ha valutato il contributo elargito da entrambi i coniugi nella realizzazione di quello che viene definito il patrimonio familiare, né della durata del matrimonio, né idoneità al lavoro e, né della rispettiva età anagrafica del coniuge, che ha presentato la richiesta divorzile.

Divorzio: l’assegno per l’ex coniuge

I due coniugi presentano l’atto di separazione dinanzi al Tribunale che convalida la separazione con a carico del marito un assegno di 150 euro da corrispondere mensilmente all’ex moglie. In una fase successiva, il Tribunale dispone la cessazione del matrimonio e, nello stesso tempo rimodula l’assegno divorzile quantificandolo in 300 euro mensili. L’ex coniuge propone ricorso in opposizione presso la Corte di Appello che rigetta il ricorso, in quanto, l’ex congiunge (moglie) svolge un’attività lavorativa di manicure ritenuta del tutto saltuaria e, ne modifica l’assegno divorzile raddoppiandolo.


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La Cassazione: boccia l’assegno per mancanza della formulazione del guadagno

La Cassazione con l’ordinanza n. 5603/2020 chiarisce che per determinare la quantificazione dell’assegno all’ex coniuge bisogna valutare tutti gli elementi che portano all’effettivo sostentamento dei mezzi disponibili dal richiedente. Pertanto, prima della determinazione dell’assegno vanno comparate tutte le prove utili che concorrono alla determinazione dell’ammontare dell’assegno, come appunto, la comparazione delle condizioni economiche, l’età del richiedente, la durata del matrimonio, la capacità lavorativa, e così via.

In mancanza della prova che supporti l’effettivo reddito dell’ex coniuge che attesti l’abilità lavorativa, non è possibile quantificare l’ammontare dell’assegno. La Cassazione in merito alla questione in considerazione dei principi cardini presenti nelle sentenze SU n. 18287/2018 e dalla Cassazione n. 1882/2019, rinvia alla Corte d’Appello per successivo ordinamento e dispone la cessazione della sentenza.