Domani riunione alla BCE di Draghi, quali novità possibili per l’Italia?

-
24/10/2018

Domani riunione alla BCE di Draghi, quali novità possibili per l’Italia?

Si tiene domani la penultima riunione del board della BCE per quest’anno. L’appuntamento cade nel bel mezzo delle forti tensioni politiche tra Italia e Commissione europea sulla manovra di bilancio presentata dal governo Conte e bocciata da Bruxelles. Il governatore Mario Draghi quasi certamente sarà incalzato sul tema dai giornalisti nella conferenza stampa delle 14.30 e probabilmente tornerà a chiedere alle parti di abbassare i toni, come ha fatto un paio di settimane da Bali, la capitale dell’Indonesia, in cui si trovava per presenziare a un evento del Fondo Monetario Internazionale. Sul merito, il numero uno di Francoforte ribadirà probabilmente la necessità per gli stati, specie quelli più indebitati dell’Eurozona, di ricostituire cuscinetti fiscali per fronteggiare meglio l’aumento del costo del denaro nei prossimi anni. Un invito nemmeno velato già espresso di recente a paesi come l’Italia, i cui margini di manovra per i conti pubblici sarebbero praticamente nulli nel caso arrivasse da qui a qualche anno una nuova recessione.

Sui tassi di interesse e l’uscita dal “quantitative easing”, Draghi dovrebbe mostrarsi vago, evitando di legarsi le mani con una “forward guidance” precisa sulla tempistica della prima stretta dal 2011 e sulla cessazione degli stimoli monetari. Questi ultimi dovrebbero essere azzerati dall’1 gennaio prossimo, anche se le condizioni economiche e finanziarie nell’area si starebbero facendo tali da indurre una maggiore prudenza. Tuttavia, con un’inflazione tornata pressappoco stabilmente attorno al target, difficile che la BCE possa indietreggiare senza perdere la faccia. Servirebbero sviluppi più concreti per compiere il passo indietro sul QE, come il prosieguo del tonfo delle quotazioni petrolifere, che ieri sono scese fino a un minimo di 75 dollari al barile dai quasi 86 di inizio mese. Solo un costante calo dei prezzi delle materie prime raffredderebbe l’inflazione e incrementerebbe i margini di manovra dell’istituto.


Leggi anche: Pensioni anticipate 2022: nuovo incontro tra governo e sindacati sul post quota 100

Francoforte ha chiarito nelle scorse settimane che un eventuale salvataggio dell’Italia si renderebbe possibile solo dietro il raggiungimento di un accordo politico in Europa, di fatto segnalando alle parti in causa che non intende sostituirsi al loro operato, spronandole a un atteggiamento più responsabile. Resta il fatto che nel caso in cui la crisi dello spread degenerasse, l’istituto difficilmente se ne starebbe a guardare, specie se il contagio attecchisse ai danni dei titoli di Spagna e Portogallo o se il crollo dei BTp rinfocolasse i dubbi degli investitori sulla permanenza dell’Italia nell’euro e sulla capacità della moneta unica di reggere alla tempesta. Sarà una riunione interlocutoria quella di domani, ma niente affatto noiosa. E ogni parola del governatore potrebbe pesare in un senso o nell’altro sui nostri bond.