Ecco perché le banche italiane, specie MPS, stanno crollando in borsa

Dopo essere crollata in borsa a doppia cifra nella giornata di ieri, Banca MPS continua a tenere banco anche oggi a Piazza Affari, con le azioni a perdere nel pomeriggio di oggi un altro 7%, pari a circa 200 milioni di capitalizzazione in meno in poche ore. Il problema stavolta si chiama BCE. La Vigilanza di Francoforte ha chiesto all’istituto di Siena di accantonare capitale a copertura integrale dei crediti a rischio entro i prossimi 7 anni, ossia al 2026. Di conseguenza, 8,7 miliardi di euro di perdite massime ancora potenzialmente da accusare dovrebbero essere reperiti in pochi anni, suggerendo un’interpretazione più dura della normativa sul cosiddetto “addendum”, che pure era stata ammorbidita pochi mesi fa dai governi europei dopo il varo di un anno fa.

La BCE chiederà alle banche italiane di conformarsi alle prescrizioni indicate e variabili dall’una all’altra realtà. L’obiettivo di Francoforte consiste nell’accelerare l’abbattimento degli Npl, così da fare pulizia dei bilanci bancari europei, specialmente in Italia, dove la montagna dei prestiti a rischio restituzione si mostra ancora relativamente elevata.

Se le banche italiane, in particolare, dovranno ottemperare a previsioni più restrittive sul capitale, avranno minori risorse disponibili da dedicare agli azionisti, ovvero staccheranno minori dividendi. Anzi, il rischio concreto per le banche maggiormente oberate dagli Npl consiste nel registrare ulteriori perdite per i prossimi anni e, comunque, utili depressi, a causa proprio delle maggiori svalutazioni da effettuare a bilancio. Ne consegue che i crolli in borsa di queste ultime sedute appaiono giustificati, anche perché il bisogno degli istituti di accelerare le cessioni di Npl ne compromette i prezzi. Approfittando dell’abbondante offerta, infatti, gli investitori istituzionali specializzati nel trattamento dei crediti deteriorati spunterebbero prezzi di acquisto quanto più bassi possibile, allargando il “buco” nei conti delle banche, costrette o a ricapitalizzarsi o ad attingere alle riserve per tamponare le perdite a bilancio.