Evasione fiscale: sotto la lente di ingrandimento anche il conto corrente del coniuge

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18/12/2019

La Cassazione ha ritenuto giusto i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate sul conto corrente del coniuge quando gli accrediti non sono giustificabili

Evasione fiscale: sotto la lente di ingrandimento anche il conto corrente del coniuge

La Corte di Cassazione ha stabilito tramite una sentenza che i controlli dei conti correnti dei parenti più stretti di un professionista possono essere sottoposti a controllo da parte dell’amministrazione finanziaria. Infatti la Cassazione ha accolto le motivazioni dell’Agenzia delle Entrate per effettuare il controllo sulle somme transitate sul conto corrente del coniuge del professionista e ha rigettato il ricorso di quest’ultimo che si è visto recapitare l’avviso di accertamento.

Controlli sul conto corrente del coniuge

In base all’Ordinanza n. 32427 dell’11 dicembre 2019 è facoltà dell’Agenzia delle Entrate estendere i controlli anche al di là dei redditi e delle fonti di reddito collegate al contribuente.

Nella fattispecie, i funzionari dell’amministrazione finanziaria dello Stato possono controllare i movimenti bancari dei parenti più stretti, quando c’è il sospetto che le somme transitate sul conto corrente si possono collegare ai redditi del contribuente sottoposto ad accertamenti.

In questo caso specifico l’Agenzia dell’Entrate sospetta che alcune somme transitate sul conto della moglie di un professionista fossero riconducibile al reddito di quest’ultimo. Il coniuge non era stato in grado di provare la provenienza di tali somme e l’Agenzia le ha qualificate come compensi non dichiarati del professionista. Quindi si è proseguito con la rideterminazione del reddito dichiarato del professionista, con l’accertamento fiscale e il ricalcolo delle imposte da versare.


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Controlli sul conto corrente: la sentenza

In un primo momento la Commissione Tributaria Provinciale e successivamente la Commissione Tributaria Regionale hanno ritenuto la richiesta di prove analitiche, della movimentazione delle somme sul conto corrente del coniuge, da parte dell’Agenzia delle Entrate non supportata da nessun riferimento normativo e giudiziario. Invece la Corte di Cassazione, come si è detto, ha sentenziato in modo completamente opposto. Con l’Ordinanza n. 32427 la Corte di Cassazione appoggia la richiesta di prova analitica da parte dell’Agenzia delle Entrate e sostiene, anche, che è molto probabile che le somme transitate sul conto corrente di un familiare stretto possono essere riconducibili all’attività del professionista, se non viene fornita nessuna prova analitica che dimostri la loro provenienza.

Di conseguenza, quando si viene chiamati a giustificare le movimentazioni bancarie non bisogna limitarsi a fornire generiche prove ma è necessario dimostrare che le singole operazioni sono estranee ai fatti imputati.

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