F24 mancato pagamento: la banca è responsabile degli errori

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04/08/2019

Il mancato pagamento del modello F24, con mandato alla banca, a causa di una compilazione incompleta è responsabilità dell’istituto bancario. La sentenza

F24 mancato pagamento: la banca è responsabile degli errori

È responsabile la banca che non comunica al cliente che la compilazione dell’F24 è incompleta e comporta una notifica di una cartella di pagamento. Ciò è stato stabilito dalla Cassazione.

La Cassazione con l’ordinanza n. 20640/2019 ritiene la banca responsabile perché è tenuta in base del rispetto della diligenza professionale a informare il cliente della mancanza di compilazione che incidono sul mandato. Per questo la cliente ha ragiona a ritenere responsabile la banca a cui ha dato mandato di pagamento, che non l’ha informata nei tempi dell’incompleta compilazione del modello F24, e a causa di tale mancanza gli è stato notificato una cartella di pagamento.

La vicenda processuale

La cliente di un istituto bancario conviene dinanzi al Giudice di Pace per chiedere la condanna della stessa al risarcimento per danni per all’omessa comunicazione dell’esito negativo del mandato di pagamento dell’Irpef tramite F24 non compilato nel modo corretto. La cliente ritiene la banca responsabile in base al riferimento della disciplina del mandato, del rapporto di conto corrente e ai conseguenti obblighi informativi. La Banca si costituisce in giudizio facendo richiesta di rigetto delle domande.

Il Giudice di Pace non ammetta la domanda e ritiene la cliente unica responsabile dell’errata compilazione del modello F24. La correntista, non si arrende e ricorre in appello, ma la Banca continua a resistere. Anche questa volta il Tribunale respinge l’appello con aggravio delle spese. Quindi per il Tribunale, come per il Giudice di Pace, la banca non è responsabile dell’errata compilazione del modulo. Ma ritiene sempre responsabile esclusivamente la cliente, considerando che la banca abbia assolto ai propri oneri informativi.


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La signora correntista, ricorre in Cassazione facendo presente come: “Alla stregua delle regole che governano il rapporto di mandato, il compito del dipendente della Banca sarebbe stato quello di  verificare allo sportello le mancanze di compilazione di alcuni campi del modello F24 (codice ufficio e codice atto) e comunque era mancata la comunicazione alla cliente, tentata solo telefonicamente. La comunicazione era avvenuta solo con la ricezione da parte della cliente dell’estratto conto trimestrale, nel mese successivo alla chiusura del trimestre 1/10-31/12/2006 ben oltre la data in cui si doveva effettuare il pagamento dell’imposta, provocando così l’emissione della cartella di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.”

La Banca deposita procura speciale al difensore, chiedendo la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto del ricorso.

Modello F24: la banca è responsabile nel caso non adempie all’obbligo informativo del mandato

La Corte di Cassazione, invece, con ordinanza n. 20640/2019 dichiara fondato il ricorso. Gli Ermellini dichiarano che il mandato prevede l’adempimento “degli atti per i quali il mandato stesso è stato conferito, ma anche degli atti preparatori e strumentali, nonché di quelli ulteriori che, dei primi, costituiscano il necessario complemento, e comporta altresì il dovere di informare tempestivamente il mandante della eventuale mancanza o inidoneità dei documenti occorrenti all’esatto espletamento dell’incarico.

Facendo riferimento all’art. 1176 c.c precisa che, per quanto riguarda le obbligazioni relative all’adempimento di un’attività professionale, bisogna valutare la scrupolosità con cui viene svolta, mentre il comma 2 dell’art. 1710 c.c. “obbliga il mandatario ad informare il mandante delle circostanze sopravvenute che incidono sul mandato.”


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Nella fattispecie invece “La Banca ha assunto di aver cercato di contattare telefonicamente la cliente senza successo in data 9/11/2006, ma non ha né dedotto, né dimostrato, di avervi successivamente insistito, né di aver inviato immediata comunicazione, tanto meno con lo strumento più rapido a disposizione, al domicilio della propria cliente; a tal proposito con la memoria la controricorrente attribuisce, del tutto erroneamente, a controparte l’onere di dimostrare la propria reperibilità al domicilio eletto nel contratto di conto corrente al quale neppure allega di aver inviato una comunicazione anteriore all’estratto conto del gennaio del 2017.”

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