Fattura elettronica nuove regole di conservazione e notifica di rifiuto, ecco cosa fare

Fattura elettronica e obbligo di conservazione: i cedenti/prestatori e i cessionari/committenti residenti, stabiliti o identificati in Italia possono conservare elettronicamente, ai sensi del D.M. 17.06.2014, le fatture elettroniche e le note di variazione trasmesse e ricevute attraverso il SdI, utilizzando il servizio gratuito messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, conforme alle disposizioni del Dpcm 3.12.2013.

Per usufruire del servizio di conservazione di cui sopra l’operatore aderisce preventivamente all’accordo di servizio pubblicato nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle Entrate. L’adesione al servizio di conservazione e il successivo utilizzo del servizio stesso sono consentiti attraverso intermediari, anche diversi da quelli individuati dall’art. 3 del Dpcm 22.07.1998, n. 322, appositamente delegati dal cedente/prestatore o cessionario/committente. Le indicazioni sono contenute nel provvedimento del 30.04.2018.

Fattura elettronica e a notifica di rifiuto 

Fattura elettronicaNella la fatturazione elettronica verso la Pa sono confermate le “notifiche d’esito committente” con le quali la Pa, entro il termine di 15 giorni dalla ricezione, può inviare una notifica di accettazione/rifiuto. In presenza di una fattura rifiutata, la stessa deve essere corretta e inviata nuovamente alla Pa entro 15 giorni.

Diversamente, nella fatturazione elettronica tra privati, le notifiche dal lato committente/cessionario sono state eliminate. Pertanto, ad esempio, in caso di non corrispondenza della fattura con l’ordine, il rifiuto sarà comunicato al di fuori del sistema d’interscambio. Il cliente invierà una comunicazione (privata) al fornitore che deciderà, a seconda degli errori riscontrati, di emettere una nota di credito, considerato che la fattura risulta regolarmente emessa e regolarmente ricevuta.

È auspicabile una armonizzazione di tali procedure di rifiuto al fine di eliminare le notifiche di esito committente anche per la Pa o di limitarne molto l’utilizzo. In particolare, si potrebbe legare la possibilità di rifiuto alla mancanza di relazione contrattuale sottostante o rendere obbligatoria l’indicazione della motivazione del rifiuto e, soprattutto, evitare che lo stesso possa essere ricondotto a spiegazioni generiche lasciate nella piena disponibilità delle Pubbliche amministrazioni.

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Redazione NotizieOra

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