Il datore di lavoro non paga i contributi e corrisponde mensilmente la busta paga (la sentenza)

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09/09/2018

Il datore di lavoro, decide di pagare gli stipendi e di omettere il pagamento dei contributi previdenziale per mancanza di liquidità. I giudici lo condanna: ecco il perchè.

Il datore di lavoro non paga i contributi e corrisponde mensilmente la busta paga (la sentenza)

Contributi previdenziali non versati: La Corte di Cassazione precisa i contorni del reato di omesso versamento dei contributi nei confronti di una imprenditrice che aveva privilegiato il pagare degli stipendi a sacrificio dei contributi previdenziali.

L’imprenditore, che è in una evidente situazione di difficoltà economica, non può decidere di pagare gli stipendi e non i contributi previdenziali all’Inps. Infatti gli viene configurato il reato di omesso versamento dei contributi senza tener conto della suo dissesto economico.

L’imprenditore non paga i contributi: La sentenze della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 39225 del 28 Agosto 2018, nella quale i giudici hanno affrontato questa questione. L’imprenditrice che non aveva versato i contributi da giugno a dicembre 2009 per un importo di 12.596 euro e da marzo ad agosto 2010 per 11.971 euro. L’imprenditrice aveva sostenuto che poiché, ci erano stati dei mancati pagamenti da parte del cliente principale e quindi si era ritrovate in una forte ristrettezza economica aveva scelto di pagare gli stipendi e omettere il pagamento dei contributi previdenziali.

Secondo i Giudici questa motivazione non è valida. I Giudici hanno sentenziato che l’imprenditrice aveva l’obbligo di ripartire la propria liquidità e versare i contributi previdenziali dovuti e anche se ciò avesse comportato l’impossibilità di pagare i compensi nel loro intero ammontare.  I giudici continuano affermando nella sentenza: “Né può configurarsi a fronte di una situazione di carenza di liquidità dell’azienda che abbia indotto il datore di lavoro a dare la preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti e a pretermettere il versamento delle ritenute, lo stato di necessità, atteso che la punibilità della condotta deve essere individuata proprio nel mancato accantonamento delle somme dovute all’Istituto (in nome e per conto del quale tali somme sono state trattenute), sussistendo comunque la provvista sufficiente all’adempimento che solo la scelta dell’imprenditore ha fatto sì che avesse diversa destinazione”.


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I giudici con questa considerazione hanno respinto la posizione sostenuta dalla difesa dell’imprenditrice, basata sul fatto che la possibilità di ripartire le risorse esistenti in modo da poter assolvere al debito parafiscale e quindi non poter pagare gli stipendi nel loro intero ammontare non può ritenersi un’opzione né razionale né legittima, poiché avrebbe danneggiato sia i dipendenti sia l’azienda stessa.

imprenditore paga gli stipendi e omette i contributi

Regime sanzionatorio

La sentenza affronta, anche, il regime sanzionatorio applicabile, in quanto l’imprenditrice sosteneva che per l’anno 2009 fosse intervenuta la prescrizione. I giudici osservano che i mancati versamenti per quell’anno ammontano a oltre 10mila euro, soglia della depenalizzazione introdotta con il decreto legislativo 8/2016. Se l’omesso versamento delle ritenute non avesse superato l’importo di 10 mila euro annui sarebbe stata applicabile, di fatti, la sola sanzione amministrativa (ipotesi depenalizzata). Quindi gli importi contestati, anche applicando la disciplina più favorevole oggetto della novella normativa, restano sanzionabili penalmente. In questa occasione la Corte precisa quali sono i nuovi termini di decorrenza della prescrizione a seguito del richiamato intervento di depenalizzazione.

Nel vecchio regime il reato veniva considerato in corrispondenza di ogni omesso versamento mensile di ritenute, cioè al giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento dei contributi. Nel nuovo e vigente regime, invece, la consumazione coincide, con il superamento, a partire dal mese di gennaio dell’importo di 10 mila euro ove allo stesso non faccia più seguito alcuna ulteriore omissione, o con l’ulteriore o le ulteriori omissioni successive sempre riferite al medesimo anno ovvero, laddove anche il versamento del mese di dicembre sia omesso, con la data del 16 gennaio dell’anno successivo. Va ricordato che a seguito dell’intervento legislativo del Dlgs 8/2016 sia nel caso di illecito amministrativo che penale è prevista, una sorte di ravvedimento breve: il datore di lavoro non è punibile se provvede al pagamento delle ritenute entro tre mesi dalla notifica della contestazione della violazione.


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