Il petrolio torna sotto i 60 dollari, l’OPEC taglierà l’offerta meno delle attese

E’ arrivato a perdere il 5% il Brent oggi, scendendo a 58,56 dollari al barile, dopo che da Vienna sono arrivate notizie deludenti per il mercato del petrolio con riguardo al taglio dell’offerta. L’Arabia Saudita ritiene opportuno ridurre l’output tra 900.000 e 1 milione di barili al giorno, sostenendo che questi numeri consentirebbero il bilanciamento tra domanda e offerta. Nelle ultime settimane, investitori e analisti avevano scommesso su un taglio compreso tra 1 e 1,4 milioni di barili al giorno. Tuttavia, Riad non accetta di accollarsi l’intero onere, pretendendo che gli altri partner dell’OPEC diano una mano. Invece, Iran e Nigeria sono tra quelli a segnalare rispettivamente l’indisponibilità a fare la propria parte e la capacità di contribuire solo in misura marginale. Teheran è tornata sotto embargo dallo scorso mese di novembre, per cui già sta subendo le perdite derivanti dal calo delle esportazioni, seppure inferiore alle previsioni più fosche.

La Russia si mostra scettica sull’opportunità di varare il secondo taglio dell’offerta di petrolio in due anni, mentre i sauditi stanno spingendo per spuntare da Mosca una riduzione giornaliera di 300.000 barili, pressappoco la stessa entità decisa a fine novembre 2016. Ma i russi non vorrebbero andare eventualmente oltre i 150.000 barili. Quanto ai tempi, il ministro dell’Energia saudita, Khalid al-Falih, si è espresso per una durata del taglio “fino al terzo trimestre” dell’anno prossimo.

Mentre i ministri interessanti dei 15 stati esportatori dell’OPEC arrivavano a Vienna per partecipare alla due giorni di incontri e di lavori, il presidente americano Donald Trump esprimeva su Twitter tutto il suo disappunto: “Il mondo non vuole vedere e non ha bisogno di prezzi del petrolio più alti”. La pressione su Riad resta massima e da alleato strategico degli USA nel Medio Oriente, il regno è costretto a barcamenarsi tra le richieste della Casa Bianca e quelle dei partner del cartello. L’ipotesi di mediazione che avanza consisterebbe nel varare subito un taglio di poco meno di 1 milione di barili al giorno, cercando successivamente l’appoggio degli altri stati produttori esterni all’OPEC, tra cui la Russia per l’appunto. Lo scetticismo per una soluzione efficace avanza, come segnala il ripiegamento delle quotazioni sotto i 60 dollari.