Investire in Diamanti? No, non è stato un buon affare

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20/02/2019

Non solo nomi noti! Sono davvero tanti i risparmiatori, che si sono trovati coinvolti nel recente crack della Intermarket Diamond Business S.p.A. (IDB), la società che vendeva diamanti, a scopo investimento, attraverso gli sportelli di alcune importanti Banche italiane. Un investimento rivelatosi fallimentare. In senso letterale.

Investire in Diamanti? No, non è stato un buon affare

Milano, 20 febbraio 2019: Nomi noti ma anche piccoli e grandi risparmiatori coinvolti in quella che è

stata definita la “truffa dei diamanti”. A partire dal 2011, i diamanti erano stati presentati come beni

rifugio, sembravano apparentemente un investimento sicuro e redditizio. A molti risparmiatori piccoli e

grandi era apparso un buon affare. Le troppe incognite, un circuito chiuso fuori dal mercato, le

quotazioni non ufficiali, erano offuscate da materiali rassicuranti e invitanti. Il fallimento dell’azienda IDB

S.p.A. avvenuto il 15 gennaio scorso ha aperto uno scenario in cui è importante agire con tempestività

per ottenere la restituzione delle pietre e, ricorrendo i presupposti, anche un risarcimento dei danni.

Attenzione, i risparmiatori hanno tempo fino all’8 marzo 2019 per rivendicare la proprietà delle pietre,

se lasciate in deposito presso la società.

Antonino La Lumia, avvocato a Milano, esperto in Diritto Bancario è impegnato nella difesa di

numerosi piccoli e grandi risparmiatori coinvolti nell’ affaire Diamanti. Così dichiara: “nella mia attività

troppo spesso ritrovo similitudini che mi preoccupano. In questi ultimi anni, il settore degli investimenti

ha accusato colpi duri e la fiducia dei risparmiatori è stata più volte tradita; è dunque opportuno valutare

e soffermarsi sull’asimmetria informativa che può esistere tra banca e cliente. Ad un occhio attento

certo non sfuggirà il leit motive che lega le azioni delle Banche Popolari Venete e l’ultimo affaire

dei diamanti da investimento : in entrambi i casi, ci si trovava – di fatto – in mercato “chiuso”, con

significative limitazioni alla vendita in tempi ragionevoli e con effetti direi disastrosi. Ma quanta

consapevolezza vi era da parte dei risparmiatori? Quanto gioca il rapporto fiduciario con il

proprio referente in Banca? Forse troppo.”

L’azione civile nei confronti delle Banche potrebbe rivelarsi la strada più convincente per

ottenere la giusta tutela dei diritti dei risparmiatori. Il punto essenziale è l’asimmetria informativa tra

professionista e cliente, che ha determinato il notevole danno economico, rappresentato dalla

sproporzione tra valore e costo dell’investimento: questo sarebbe il cuore di una causa di risarcimento.

Cosa fare adesso?

Il primo passo è rientrare in possesso dei diamanti. Si apre poi il capitolo, certamente più gravoso,

del risarcimento dei danni, perché il valore iniziale dell’investimento sembrerebbe essersi ridotto di circa

il 75-80%, se non di più: un vero e proprio tracollo, del quale potrebbero rispondere anche le Banche,

che hanno operato insieme alla IDB per la commercializzazione dei diamanti.

I profili di responsabilità

La responsabilità era già stata messa in evidenza nell’ottobre del 2017: l’Antitrust aveva irrogato

pesanti sanzioni nei confronti di tali Banche, qualificandone la condotta come “pratica commerciale

scorretta”, consistita nella prospettazione omissiva e ingannevole ai consumatori di alcune

caratteristiche dell’investimento.

Ed è proprio nella violazione del Codice del Consumo che si mette a fuoco la responsabilità e, quindi, la

possibilità di risarcimento per i clienti.

Tanto ciò è vero che il TAR Lazio, con alcune sentenze “gemelle” del novembre 2018 (impugnate poi

dinanzi al Consiglio di Stato), ha confermato le sanzioni, aderendo alla ricostruzione dell’Antitrust e

sottolineando il ruolo “attivo” delle Banche nella dinamica contrattuale complessiva: anzi, dall’istruttoria

dell’Autorità è emerso che la pratica commerciale scorretta sia stata favorita proprio dal canale di

vendita, costituito dalla rete bancaria.

Un dato è assai significativo in chiave di risarcimento dei danni: il Giudice amministrativo ha

sottolineato che, ai fini dell’imputabilità dell’illecito ai sensi del Codice del consumo, ciò che rileva è che

il professionista (ossia la Banca) abbia contribuito, in qualità di co-autore, alla realizzazione dell’illecito,

non solo quando il contegno sia stato condizione essenziale per la violazione, ma anche quando abbia

determinato un’agevolazione dell’altrui condotta, traendone un diretto vantaggio economico.

Nel caso della vendita dei diamanti, il difetto di diligenza rilevabile dal complessivo comportamento

delle Banche pare essere piuttosto evidente: come si legge nelle sentenze, un operatore qualificato non

poteva certamente tralasciare i numerosi profili di ingannevolezza nel materiale pubblicitario sottoposto

ai clienti, attinenti alla falsa rappresentazione dell’andamento del mercato, con una costante (ma

inesistente) crescita dei valori, e delle condizioni di ricollocamento delle pietre, con apparente facilità di

disinvestimento.

Riassumiamo il caso:

la vicenda inizia intorno al 2011, momento in cui le principali Banche italiane avevano fatto accordi commerciali con alcune società attive nella vendita di diamanti.

Ai risparmiatori venivano presentati materiali informativi raffiguranti “quotazioni” pubblicate periodicamente su un quotidiano economico, che in realtà corrispondevano ai prezzi di volta in volta determinati dalla stessa società venditrice IDB. Tutta da valutare, invece, la disponibilità delle aziende a riacquistare le pietre, anche perché un vero e proprio mercato regolamentato non esiste.

Nell’ottobre 2017, l’Antitrust – proprio mettendo in luce tali “particolari” dinamiche di vendita – ha multato pesantemente le società venditrici dei diamanti e alcune Banche per pratiche commerciali scorrette: le sanzioni sono state confermate, a novembre del 2018, anche dal TAR del Lazio.

Il 15 gennaio 2019 il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento di I.D.B. (Intermarket Diamond Business S.p.a.), la società che vendeva diamanti attraverso gli sportelli di alcune note Banche italiane.

Adesso i clienti dovranno agire per la rivendica della proprietà dei diamanti (qualora lasciati in custodia al gestore) e per fare valere le proprie ragioni, entro il prossimo 8 marzo 2019, ferma restando la possibilità di contestare, in via ordinaria, eventuali condotte illegittime anche alle Banche coinvolte, chiedendo un risarcimento dei relativi danni.

Per maggiori informazioni:

Ufficio stampa Avv. Antonino LA LUMIA

Contatti: Almost Blue – Raffaella Cosentino – tel. 347-8575250 [email protected]