La borsa di Milano in forte calo è segno di una imminente crisi?

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01/08/2019

Lo spread arriva a quota 200 e la borsa di Milano è in netto calo. C’è bisogno di preoccuparsi? Tutto ciò è segno di una crisi imminente?

La borsa di Milano in forte calo è segno di una imminente crisi?

La parola “spread” sta ad indicare la differenza di rendimento tra due titoli. Nel caso dei titoli di Stato, spesso il termine di paragone sono i Bund, titoli di Stato decennali tedeschi, data la solidità e stabilità economica della Germania rispetto al resto dei Paesi europei. La Germania ha un debito basso e rating alto, al contrario dell’Italia. Ciò significa che i suoi investimenti sono più sicuri.

Nel gergo economico lo spread indica un rischio di fallimento proiettato nel futuro: infatti, quando sale, l’economia va in crisi. E’ quello che successe anche nel 2011: a luglio arrivò a 200 punti, ad agosto a 315 punti. A novembre dello stesso anno lo spread salì superando i 500 punti e facendo crollare l’ennesimo governo Berlusconi. Diventò stabile soltanto nel 2015. Ad oggi, lo spread arriva a 200 punti. Ciò significa che la differenza tra Bund e Btp, ovvero i titoli di Stato italiani, è di 200 punti.

Spread in salita, rischio crisi

Quando lo spread sale l’economia ne risente. E’ per questo che il calo della Borsa di Milano sta facendo preoccupare un po’ tutti. Se sale il debito del costo pubblico, di conseguenza sale il costo che le banche devono affrontare per finanziarsi. E, ancora, se sale il debito delle banche inevitabilmente sale anche il prezzo delle rate dei mutui che i cittadini e le imprese pagano.


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Dal 1º novembre 2011 il presidente della Bce è l’italiano Mario Draghi. Per frenare questo problema ed evitare una nuova crisi, dal 2012 ad oggi la Bce, sotto la sua guida, ha emanato finanziamenti a basso costo alle banche. A loro volta, i cittadini e le imprese si sono ritrovati a poter beneficiare di prestiti e mutui molto convenienti. Questa misura ha contribuito a far scendere lo spread. Eppure, non bisogno sottovalutare le condizioni molto dure che prevede questa soluzione definita da tanti come un vero e proprio “scudo anti-spread”. L’Italia, infatti, dovrà fare i conti con la prossima manovra, quella che incorpora non solo l’extra-deficit del 2019, ma anche la prima porzione di clausole di salvaguardia sull’Iva. Da sola quest’ultima ammonta a 24 miliardi di euro.

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