La Fed di Powell fingerà di ignorare l’ira di Trump stasera sui tassi USA

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19/12/2018

La Fed di Powell fingerà di ignorare l’ira di Trump stasera sui tassi USA

Poche ore e sapremo se la Federal Reserve aumenterà i tassi negli USA di altri 25 punti base al 2,25-2,50%. Sarebbe la quarta volta per quest’anno e la nona da quando l’allora governatore Janet Yellen varò la prima stretta dal giugno 2006 alla fine del 2015. Quasi scontato che il costo del denaro verrà ritoccato all’insù, ma per il dopo c’è massima incertezza. Il presidente Donald Trump ha continuato a chiedere fino all’altro ieri al governatore Jerome Powell di smetterla con questa “follia” di aumentare i tassi, sostenendo che tutto attorno all’America starebbe creando instabilità, dalla Cina alla Francia, mentre l’inflazione resta bassa e il dollaro sarebbe già forte. La Fed non potrà permettersi stasera di mostrarsi compiacente con i desiderata della Casa Bianca, altrimenti perderebbe di credibilità e metterebbe a rischio gli obiettivi del suo doppio mandato, ossia la stabilità dei prezzi e la piena occupazione.

Questo non significa che la stretta di stasera sarà come le altre. Se già a novembre Powell aveva parlato di tassi “di poco inferiori” a quello naturale, rimangiandosi le affermazioni di due mesi prima, secondo cui i tassi americani fossero “ben lontani” dal loro livello naturale, stimato a circa il 3%, in conferenza stampa potrebbe sfoggiare un linguaggio più accomodante, segnalando che la Fed non alzerà i tassi per diversi mesi ancora e che li porterà a livelli meno elevati di quelli precedentemente comunicati con i “dot plots”, le previsioni pubblicate a ogni fine board dagli stessi funzionari dell’istituto, una bizzarria tipicamente americana. Questi saranno probabilmente aggiornati al ribasso, denotando un costo del denaro per la fine dell’anno prossimo pari o inferiore al 3%, cioè a un paio di rialzi dei tassi rispetto ad oggi.


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Le stesse previsioni macroeconomiche potrebbero essere riviste al ribasso, un modo per indirizzare i mercati verso aspettative meno restrittive sulla politica monetaria della superpotenza mondiale. Del resto, le aspettative d’inflazione si starebbero raffreddando piuttosto velocemente, guardando allo spread tra Treasuries a 5 anni con cedola fissa e gli stessi con cedola legata all’inflazione. Adesso, mediamente ci si attende una crescita annua dei prezzi americani per il prossimo lustro dell’1,6%, circa mezzo punto percentuale in meno rispetto all’apice toccato nel maggio scorso e al di sotto del target del 2% fissato formalmente dall’istituto nel 2012. Non mancheranno le argomentazioni in mano a Powell. Bisogna semmai scegliere i toni giusti per non impaurire i mercati con lo spettro di una crisi in arrivo.