La pensione è diritto non una ‘gentile’ concessione: forse è ora di fare giustizia

Dal 1992 ad oggi si è pensato solo a togliere a lavoratori e pensionati: forse è ora di fare un pò di giustizia.

La pensione in Italia è un diritto riconosciuto dalla stessa Costituzione. L’articolo 38 della Costituzione recita “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.”.

La pensione, quindi, che il lavoratore accantona durante la sua vita lavorativa, deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. La pensione, quindi, è un diritto del lavoratore e laddove manca la pensione previdenziale esiste quella assistenziale (Assegno sociale).

 

Pensioni…cosa è cambiato negli ultimi anni?

Negli ultimi 25 anni ci sono state 8 contro riforme pesantissime che hanno tolto sempre di più i diritti a miliardi di lavoratori e pensionati.

  • riforma Amato 1992 che con la modifica della perequazione automatica della pensioni ha sganciato queste ultime dalle variazioni salariali
  • riforma Dini del 1995 con l’introduzione del calcolo contributivo ha creato il divario tra giovani e anziani distruggendo l’unità nel mondo del lavoro (con il calcolo contributivo vi è un calo della pensione di circa il 40% rispetto al retributivo); ha introdotto il calcolo della pensione legato all’aspettativa di vita e ha cancellato le pensioni di anzianità a 35 anni di contributi senza vincolo di età introducendo al tempo stesso le finestre di attesa di 3 mesi
  • riforma Prodi 1997
  • Riforma Maroni 2004: pensione di anzianità con 35 anni di contributi solo a 60 anni e finestre che passano da 3 a 6 mesi
  • Riforma Sacconi Brunetta 2009: a partire dal 2015 indicizzazione dell’età pensionabile su aspettativa di vita Istat
  • Riforma Tremonti 2010: finestra di 12 mesi per accedere alla pensione per dipendenti, di 18 mesi per gli autonomi
  • Riforma Fornero 2011: via pensione di anzianità a 40 anni di contributi, pensione di vecchiaia a 67 anni, esodati e blocco indicizzazione al costo della vita.

E i diritti?

Dal 1992 il valore delle pensioni, rispetto al costo della vita è diminuito del 40%.

Dove è finito il diritto alla pensione dignitosa basata sulla qualità e la quantità del lavoro? Dal 1992 si è pensato a come fare cassa sulle spalle dei pensionati riducendo pian piano il loro potere di acquisto, la loro pensione, portando i pensionati italiani sempre di più verso la soglia di povertà. 

Si è giunti ad avere pensionati che dopo una vita dedicata al lavoro non riescono, con la pensione che percepiscono ad arrivare a fine mese. E  lo Stato Sociale dov’è? Pensa solo a se stesso e non più ai suoi cittadini.

Forse è ora di fare una riforma che riporti le cose nella giusta prospettiva, che porti i pensionati a vivere serenamente la propria vecchiaia dopo una vita di lavoro e sacrifici, magari andando a tagliare da qualche altra parte e non sempre e solo sui cittadini che oltre a non avere i soldi per vivere sostengono lo stato anche con le tasse.

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Patrizia Del Pidio

Sono attualmente direttrice responsabile della testata online Investireoggi.it e collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it.Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.