L’America batte le stime sul lavoro e allontana il rischio recessione

La pubblicazione dei dati sugli occupati non agricoli a dicembre in America ha riservato maggiori sorprese del previsto e in positivo. Il mese scorso, sono stati creati 312.000 posti di lavoro, molti più dei 184.000 attesi dagli analisti e persino dei 271.000 anticipati ieri da ADP. Non solo, perché sono stati rivisti al rialzo i […]

La pubblicazione dei dati sugli occupati non agricoli a dicembre in America ha riservato maggiori sorprese del previsto e in positivo. Il mese scorso, sono stati creati 312.000 posti di lavoro, molti più dei 184.000 attesi dagli analisti e persino dei 271.000 anticipati ieri da ADP. Non solo, perché sono stati rivisti al rialzo i dati di ottobre e novembre rispettivamente a 274.000 e 176.000 da 237.000 e 155.000. E così, la media trimestrale si è attestata a 254.000, confermando l’ottimo stato di salute dell’economia americana. Non erano stati creati tanti posti di lavoro sin dal febbraio del 2017. In tutto, nel 2018 gli occupati sono cresciuti di 2,6 milioni, più dei 2,2 milioni del 2017. Dunque, sotto la presidenza Trump risultano già creati quasi 4,8 milioni di posti di lavoro.

Il dato sul numero degli occupati non era l’unico atteso. Il tasso di disoccupazione, ad esempio, è salito dal 3,7% al 3,9%, restando nei pressi dei minimi da quasi 50 anni. Tuttavia, tale aumento è dovuto per una buona ragione, cioè per la maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte degli americani, risultata sopra il 63% per la prima volta da quasi 5 anni. E ancora: i salari orari sono cresciuti su base annua del 3,2%, in accelerazione rispetto al 3% di novembre e sopra il consensus del 3%, ai massimi dall’aprile del 2009, da quando l’America è tornata a crescere dall’ultima recessione.

Nel complesso, questi numeri ci indicano che l’economia americana sarebbe tutt’altro che prossima a una recessione, anche se un rallentamento sarebbe del tutto possibile, anzi persino naturale dopo il picco della crescita dei trimestri scorsi. Non a caso, la reazione del dollaro è stata positiva, con il cambio a guadagnare mediamente lo 0,2% contro le principali valute, mentre i rendimenti dei Treasuries sono aumentati di 4 punti base sulla scadenza a 10 anni, lievitando di 6 per i biennali. Non è difficile immaginare il perché. Le cifre del report autorizzerebbero a ipotizzare la prosecuzione della stretta monetaria da parte della Federal Reserve, tra mercato del lavoro in piena occupazione e attese di inflazione salariale, l’esatto contrario di quanto i mercati stiano scontando in queste ultime settimane. Molto positiva l’apertura di Wall Street, con l’indice Dow Jones a guadagnare il 2,2% alle ore 16.00. Giù di una ventina di dollari l’oncia l’oro sotto i 1.280 dollari, a conferma di come il driver per gli investitori sia proprio l’andamento della prima economia mondiale.