Lavoro durante periodo di malattia, c’è rischio di licenziamento?

Sei guarito prima del previsto e vuoi tornare in anticipo al lavoro? Potresti incorrere in un elevato rischio di licenziamento. Cosa bisogna fare allora?

Rientro al lavoro durante la malattia

E’ possibile, per un dipendente guarito prima dei giorni di malattia assegnati, rientrare anticipatamente in azienda. Bisogna sapere che il lavoratore può farlo soltanto a patto che il proprio medico modifichi la prognosi nel certificato medico telematico inviato all’Inps. In alternativa, il medico può rilasciare anche un certificato di guarigione.

Infatti, se si rientra dalla malattia senza certificato di guarigione e il datore di lavoro accetta questa situazione, per il dipendente non ci sono rischi di licenziamento. Il suo datore di lavoro, però, potrebbe essere sanzionato per non aver tutelato l’integrità fisica del dipendente.

Lavoro durante periodo di malattia, c'è rischio di licenziamento?

Quest’ultimo, infatti, perderà l’indennità di malattia.

Se emerge che il lavoratore non ha comunicato la ripresa anticipata dell’attività lavorativa, o l’ha comunicata tardivamente, può andare incontro alla perdita di:

  • il 100% dell’indennità per massimo 10 giorni, in caso di 1° assenza;
  • il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di 2° assenza;
  • il 100% dell’indennità dalla data della 3° assenza.

Nel caso in cui il lavoratore, che ha ripreso l’attività, non è reperibile al proprio domicilio per la visita fiscale, viene richiesta la visita ambulatoriale. Dovrà, quindi, produrre una dichiarazione che attesti la ripresa dell’attività lavorativa.

Svolgere un altro lavoro durante la malattia

Se durante la malattia il lavoratore svolge un’altra attività lavorativa e il lavoro svolto è compatibile con la convalescenza, non pregiudicando i tempi di guarigione, il datore di lavoro non può licenziarlo. A chiarire questa situazione è stata una recente sentenza della Cassazione, secondo la quale non si violano i doveri di correttezza e buona fede se l’attività non comporta il posticipo del rientro in azienda.

Cosa succede, invece, nel caso in cui l’attività extra comprometta lo stato di salute e i tempi di guarigione? In questo caso, il datore di lavoro può procedere con una sanzione disciplinare ai danni del suo dipendente, con il rischio di licenziamento nei casi più gravi.

Per evitare una situazione del genere, il lavoratore deve dimostrare la compatibilità tra l’attività extra e la malattia. Inoltre, secondo la Suprema Corte, non è sufficiente che l’attività non abbia pregiudicato la ripresa. Al dipendente si chiede, infatti, di adottare ogni misura necessaria ai fini di scongiurare un prolungamento della malattia.

E se il datore fa lavorare il dipendente in malattia?

Lavoro durante periodo di malattia, c'è rischio di licenziamento?

In presenza di un certificato di malattia con prognosi ancora in corso, il datore non può permettere al lavoratore di riprendere l’attività lavorativa. E’ quanto accordato dalla normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro.

Il codice civile, infatti, obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le cautele necessarie per garantire l’integrità fisica dei dipendenti. Il Testo unico sulla sicurezza, inoltre, obbliga il lavoratore a prendersi cura della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro. A tale scopo fornisce una lunga serie di prescrizioni, differenti a seconda dei vari tipi di lavoro, ai datori.

Sara Gatto

Ciao a tutti! Sono Sara, ho 20 anni e sono una studentessa. Il mondo della comunicazione è ciò che più mi interessa, in particolare il cinema, la musica e l'arte in generale. Spero che i miei articoli vi siano d'aiuto e che, oltre la curiosità, siano capaci di alimentare i vostri interessi.