L’azienda può costringere ad accedere alla pensione anticipata?

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14/03/2019

L’azienda può forzare un dipendente ad accedere alla pensione anticipata o il licenziamento sarebbe illegittimo?

L’azienda può costringere ad accedere alla pensione anticipata?

Il pensionamento d’ufficio, o il collocamento a riposo forzato, esiste solo nella pubblica amministrazione. Nel settore privato, invece, anche se il dipendente raggiunge un qualsiasi diritto alla pensione non è licenziabile se non raggiunge l’età per accedere alla pensione di vecchiaia. Questa è una grandissima differenza tra settore pubblico e settore privato. Nel settore pubblico, infatti, il dipendente che raggiunge i 65 anni e un qualsiasi diritto alla pensione viene collocato a riposo d’ufficio, mentre nel settore privato questo non può avvenire.

In pensione per forza? Vediamo se è possibile

Un nostro lettore ci scrive: “Buonasera, volevo chiedere informazioni circa la mia situazione lavorativa- ho 61 anni e 43 anni di contributi – la pensione anticipata è obbligatoria visto che supero la quota prevista? oppure posso continuare a lavorare fino alla pensione di vecchiaia.  L’azienda mi può licenziare visto che già mi costringono per andare in pensione. Il calcolo della pensione premia maggiormente chi rimane al lavoro più a lungo attraverso una rendita crescente negli anni. Se l’Azienda dove lavoro mi licenzia  si può impugnare il licenziamento? grazie mille.”.

A 61 anni, pur avendo maturato i requisiti di accesso alla pensione anticipata, non potrebbe essere collocato a riposo d’ufficio neanche se lavorasse nella pubblica amministrazione. Se lavora nel settore privato, poi, il licenziamento per collocarla in pensione sarebbe illegittimo poichè non c’è nessuna norma che legittima il datore di lavoro al licenziamento di dipendenti che raggiungano un qualsiasi diritto alla pensione. Il licenziamento per pensionamento è legittimo solo al raggiungimento dei sopraggiunti limiti di età nel settore pubblico (65 anni se si è raggiunto un diritto alla pensione) o al raggiungimento dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia nel settore privato. 


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Quando licenziamento ad nutum

L’impresa, però, non può recedere il rapporto nel momento che il dipendente raggiunge l’età anagrafica per accedere alla pensione di vecchiaia, il licenziamento, invece, è legato al conseguimento della pensione di vecchiaia. Il licenziamento, quindi è legittimo, secondo l’Ordinanza della Cassazione 13181 del 2018 solo quando il lavoratore è in possesso dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

I giudici spiegano che “La possibilità del recesso ad nutum, con sottrazione del datore di lavoro all’applicabilità del regime dell’articolo 18 della legge n. 300/1970 è condizionata non dalla mera maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi idonei per la pensione di vecchiaia, bensì dal momento in cui la prestazione previdenziale è giuridicamente conseguibile dall’interessato”.