Licenziamento per giusta causa se c’è furto di dati aziendali, anche se non divulgati, le novità

Licenziamento per giusta causa se si scopre che c’è stato furto di dati aziendali non protetti, anche se non divulgati, tutte le novità in materia di lavoro.

Il licenziamento per giusta causa è legittimo se si riscontra un furto dei dati aziendali. A disporlo la sentenza n. 25147 del 20 ottobre 2017 della Corte di Cassazione, che trova maggior riscontro con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla privacy. In particolare, la pronuncia della sentenza, ha legittimato il licenziamento per giusta causa di un lavoratore che aveva sottratto dati aziendali, non protetti da password, ricopiandoli nella propria penna Usb, anche se poi non divulgati.

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In linea generale, all’interno dell’ampia giurisprudenza in materia di privacy, hanno assunto rilevanza disciplinare anche le condotte che ledono le prerogative di riservatezza del datore di lavoro, il cui perimetro è da interpretarsi in senso ampio ed elastico, ricomprendendo anche informazioni e dati non protetti nella disponibilità del lavoratore.

Termini del nuovo regolamento europeo sulla privacy

I termini “Titolare del trattamento” e “Responsabile del trattamento”,  già presenti nel Codice privacy italiano, compariranno anche nei testi italiani del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali e della Direttiva che regola i settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini, entrambi in via di approvazione definitiva a Bruxelles.

Si tratta di un adattamento terminologico caldeggiato dal Garante per la protezione dei dati personali preoccupato di non veder sottoposti gli operatori del nostro Paese ad un inutile sforzo adattativo e interpretativo. L´iniziativa del Garante ha trovato anche il sostegno dei giuristi-linguisti di lingua italiana presso il Consiglio e il Parlamento Ue.

Le precedenti versioni italiane del Regolamento, infatti, riportavano i termini “responsabile del trattamento” (data controller) e “incaricato del trattamento” (data processor). Tuttavia, trattandosi, di fatto, di figure identiche quanto a caratteristiche soggettive  a quelle che nel Codice privacy italiano sono indicate rispettivamente come  “titolare” e “responsabile”, l´Autorità italiana ha chiesto ed ottenuto che i nuovi testi mantenessero tali diciture in modo da evitare a imprese, enti, professionisti e cittadini ogni possibile problema di interpretazione giuridica ed eventuali costi, anche materiali, connessi al cambiamento terminologico.

Redazione NotizieOra

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