Licenziato causa post su Facebook, ecco come i social ti stravolgono la vita

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10/01/2020

Non sempre i social come Facebook o Twitter hanno cambiato la vita in positivo, c’è qualcuno che ha dovuto fare i conti con la perdita del lavoro.

Licenziato causa post su Facebook, ecco come i social ti stravolgono la vita

Licenziato per la pubblicazione di un post su Facebook, per il capo non “consono” alle direttive aziendali. Non è una favola, né tanto meno una leggenda metropolitana. Succede che spesso Facebook o Twitter, potenzialmente possono stravolgere la vita della gente, ma non sempre in modo positivo. A combinare i pasticci sono le persone che spesso non riescono a scindere la realtà dal virtuale. Il che comporta a ritrovarsi ad affrontare diversi grattacapi dovuti alla pubblicazione di qualche post un po’ “scomodo”. Alla gente sfugge un particolare, ed è quello che quando pubblichi un pensiero, un’affermazione o una battuta, si affermano le proprie idee, ma lo si fa in pubblico “mettendoci la faccia”. Il che vuol dire che si può inciampare in un licenziamento, che proprio “caduto dal cielo non è”.

Licenziato per l’effetto di un post sui social: il caso dal Regno Unito

Un caso emblematico di licenziamento oltre confine arriva dal Regno Unito, in breve vi raccontiamo la storia di Clemmie Hooper. Una giovane donna 30enne, ex ostetrica “popolare” su Instagram in qualità di “mumfluencers”, tanto famosa da aver una grande quantità di followers.

Tutto filava liscio nella vita della giovane donna, bella famiglia, ottima carriera, e influencer sui social. Fin quando, un bel giorno è venuto alla luce che la ex ostetrica attraverso un profilo fake, ingiuriava le sue social “nemiche”. A dirla tutta, fu proprio Clemmie ad autodenunciarsi, rivelando che il suo atteggiamento vendicativo, si innescò nel momento in cui venne a conoscenza che in una “pagina” vi era una sua foto di famiglia con sotto dei commenti denigranti.


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E qui, che l’influencer decise di “rendere pan per focaccia”, aprendo un profilo fake, nel quale replicava le ingiurie nei confronti delle sue rivali. Poi, la donna un giorno si è resa conto che infondo si stava comportando male.  Allora, consapevole di aver agito nel torto, chiuse ogni account. Nello stesso tempo, inviò una richiesta di dimissioni al Consiglio infermieristico e ostetrico.

La storia di Clemmie ha fatto il giro del globo, non per il discorso dei profili fake, ma bensì, per il fatto che la donna abbia compreso “autodenunciandosi”, come l’uso dei social può innescare un meccanismo pericoloso. Tale da danneggiare gli altri, fino al punto di stravolgere sia la propria vita che quella altrui.

La storia italiana di un licenziamento per colpa di Facebook

Di casi italiani ce ne sono tanti, anche troppi, ma quella che vi raccontiamo riguarda la storia di come è stato licenziato un vice allenatore di una nota squadra calcistica. Iniziamo in breve a parlavi del motivo del licenziamento scattato, in seguito, alle ingiurie mosse a danno di Greta Thunberg.

Lui, ci ha messo la faccia esprimendo anche se in male il suo pensiero, ma non lo ha fatto con gli amici al bar, né durante una cena, bensì i suoi commenti sono stati divulgati dai social. E, in men che non si dica le sue parole hanno fatto il tour del web. La conseguenza è stata lampante, la società calcistica ha dovuto prendere atto delle accuse mosse dal vice allenatore nei confronti della ragazza, licenziando l’allenatore.


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