L’inganno delle pensioni: sei pensionati su dieci in Italia vivono al di sotto della soglia di povertà

“Sei pensionati su dieci in Italia vivono al di sotto della soglia di povertà, perché percepiscono meno di 750 euro al mese”. Un dato impressionante su cui riflette il giornalista del Manifesto Massimo Franchi nel suo libro “L’inganno delle pensioni”, proponendo la necessità di introdurre una “pensione di garanzia” a tutela dei giovani e dei precari: “Si tratta di una pensione integrativa sullo schema di una base universalistica per chi è privo di altri mezzi: viene finanziata dalla fiscalità generale”, spiega l’autore. 

La analisi del libro non può non partire dalla riforma Fornero. “Per gli italiani la data del 5 dicembre 2011 è una specie di incubo”, puntualizza l’autore. Qual giorno l’allora ministro Elsa Fornero presentò tra le lacrime la riforma “chiedendo un sacrificio”. 

“Il sacrificio naturalmente – continua Franchi – non è stato chiesto ai potenti, ai ricchi. Bensì ai pensionati e ai pensionandi, lavoratori su cui si era già abbattuta da qualche anno la più grave crisi economica del dopoguerra”.  E, fatto di inaudita gravità, ha prodotto il fenomeno degli esodati.

“Ancora oggi non sappiamo quanti siano realmente gli esodati colpiti dalla riforma Fornero, coloro rimasti senza stipendio, senza pensione e senza ammortizzatori per un lungo periodo a causa dell’innalzamento improvviso di almeno cinque anni dell’età pensionabile”, prosegue Franchi nel libro.  

In questi anni, tuttavia si è ritenuto che la riforma Fornero fosse l’unica possibile in un clima di austerità e “propaganda neoliberista”. In realtà, non c’è “niente di più falso – spiega l’autore –. In Europa, oggi, il sistema contributivo è adottato solo in Italia, Svezia, Lettonia. Tutti gli altri Paesi – compresi Germania, Francia, Spagna – utilizzano in tutto o in parte il modello retributivo”. 

Altra notizia errata che Franchi tenta di sfatare, dati alla mano, è che la riforma Fornero sia necessaria per le ‘casse’ dell’Inps. In realtà già la riforma Dini del 1996 aveva recuperando gli squilibri finanziari e nel 2016, secondo l’ultimo dato disponibile, l’attivo era arrivato a 39 miliardi, pari al 2,3 per centro del Pil. 

“Il bilancio positivo dell’Inps – spiega l’autore – è poi dovuto anche ai contributi pagati dai lavoratori migranti: i circa 5 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia versano ogni anno circa 8 milioni di contributi sociali e ne ricevono solo 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi”. 

Di contro, riforme come il Jobs Act voluto da Matteo Renzi hanno drenato fondi pubblici verso obiettivi che non hanno ottenuto i risultati sperati. “Lo Stato – precisa Franchi – ha speso circa 20 miliardi in tre anni in sgravi contributivi alle imprese. Tralasciando i quasi nulli effetti sull’occupazione – svaniti completamente all’esaurirsi degli incentivi – ciò che qui interessa sottolineare è che quegli stessi 20 miliardi avrebbero potuto essere utilizzati per finanziare il welfare e per ridare flessibilità al sistema pensionistico”.

Nemmeno il nuovo governo, però, lascia maggiori speranze. “Rispetto alle poco credibili promesse fatte in campagna elettorale, le proposte contenute nel contratto del ‘governo del cambiamento’ M5S-Lega sembrano avere i piedi maggiormente per terra – scrive l’autore –. Il ‘contratto’ è un compromesso molto al ribasso rispetto alle promesse elettorali. La cancellazione della legge Fornero proposta sia dal Movimento 5 Stelle sia dalla Lega di Salvini è sparita e si punta ad aggiustamenti molto limitati”. 

“Per cambiare le cose – conclude Franchi – serve innanzitutto ribaltare la logica dell’austerità”. Solo con questo presupposto è possibile ripensare il sistema pensionistico dotandolo di maggiore flessibilità ed equità sociale. 

Ufficio Stampa
Sabrina Pignedoli 
 

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