Liquidazione TFS pensione anticipata e di vecchiaia: disparità di trattamento?

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04/06/2020

Liquidazione TFS dipendenti pubblico impiego: non c’è disparità di trattamento tra chi accede alla pensione anticipata o chi cessa il lavoro involontariamente. Vediamo il perchè.

Liquidazione TFS pensione anticipata e di vecchiaia: disparità di trattamento?

Dopo aver fornito ad un lettore una risposta inerente i tempi di attesa per la liquidazione del TFS spettante alla data del pensionamento, lo stesso ci scrive ancora ponendo interessanti domande su ipotetica disparità di trattamento tra chi accede alla pensione di vecchiaia e chi accede alla misura anticipata ordinaria. Cerchiamo di fornire una risposta, spiegando anche le intenzioni del legislatore in merito.

Liquidazione TFS disparità di trattamento?

Il lettore in questione, a seguito della mia risposta nell’articolo Liquidazione TFS pensione anticipata e quota 100: l’attesa, ci pone un altro quesito:

La ringrazio infinitamente, però mi rimane un piccolo dubbio: chi va in pensione avendo maturato i requisiti di anzianità di servizio previsti dalla c.d. “legge Fornero” (che a me risultano essere 42 anni e 10 mesi), ai fini della liquidazione del TFS è ascrivibile alla prima o alla seconda delle tre casistiche enunciate nella Vs. risposta? Se trattasi della seconda, come a me parrebbe di capire, non viene a determinarsi disparità di trattamento tra chi raggiunge i requisiti “Fornero” per vecchiaia e chi li raggiunge per anzianità? E poi, chi ha raggiunto il massimo dell’anzianità di servizio non viene collocato d’ufficio in quiescenza?Nel ringraziare ancora per l’attenzione che vorrà riservare alla presente, Le auguro buon lavoro.


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Andiamo con ordine nel rispondere alle sue domande. La pubblica amministrazione è obbligata a collocare a riposo d’ufficio i dipendenti che, avendo compiuto i 65 anni, hanno raggiunto qualsiasi diritto alla pensione. Se, quindi, i requisiti per accedere alla pensione anticipata vengono raggiunti al compimento dei 65 anni, scatta il collocamento a riposo d’ufficio. 

Inoltre la pubblica amministrazione può collocare d’ufficio in modalità facoltativa (non sussiste l’obbligo in questo caso) motivandone le motivazione, il dipendente che ha raggiunto qualsiasi diritto alla pensione al compimento dei 62 anni. Se i contributi per accedere alla pensione anticipata vengono raggiunti al compimento dei 62 anni il collocamento a riposo d’ufficio non è obbligatorio ma subordinato alle esigenze della singola amministrazione (ad esempio dipendenti in esubero).

Per chi, quindi, viene collocato a riposo d’ufficio per raggiungimento della massima anzianità contributiva in uno dei due casi precedenti, la liquidazione del TFS scatta dopo 12 mesi (più 90 giorni necessari all’INPS).

A mio avviso non c’è disparità di trattamento nelle 2 diverse casistiche di liquidazione del TFS e le spiego il motivo, cercando di spiegare anche la differenza delle cessazioni del servizio.

In via generale la liquidazione del TFS avviene dopo 12 mesi quando la cessazione del rapporto di lavoro è indipendente dalla volontà del lavoratore che, quindi, non ha scelta al riguardo: si tratta dei casi di collocamento a riposo d’ufficio, licenziamento, scadenza di contratto a termine, pensione di vecchiaia.

In tutti gli altri casi il dipendente presenta dimissioni volontarie (come nel caso delle dimissioni per cambio lavoro ma anche nel caso di accesso alla pensione anticipata non per collocamento a riposo di ufficio) e, quindi, la cessazione del servizio non è indipendente dalla sua volontà ma una sua libera scelta.


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Proprio alla luce di questa differenziazione delle motivazioni che portano alla cessazione del rapporto di lavoro, quindi, sta anche la differenza di attesa per la liquidazione della prima tranche del trattamento di fine servizio.